La Catalogna al referendum: rischio secessione dalla Spagna o ennesima velleità separatista?

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Il voto proclamato dal leader del partito indipendentista Mas fa tremare l’Europa: dopo il referendum non ufficiale messo in atto il 12 dicembre 2013, che aveva avuto un sucesso abbastanza significativo, ma che Madrid non aveva voluto ratificare, questa seconda consultazione, che ha ottenuto il placet del governo centrale, rischia di dare corpo concreto ad alcuni bisogni che sembrano essere recentemente venuti a galla all’interno dell’opinione pubblica catalana: ovvero la fedeltà a Mas, la voglia di indipendentismo patriottico e la separazione dalla Spagna. Si tratta di un pericolo che se per l’Europa non è certamente paragonabile al default greco, resta tale soprattutto per la Spagna, il cui potere economico attuale e la cui ripresa economica si reggono su un 25% di esportazioni provenienti proprio dalla Catalogna.

Il conflitto fra centralismo iberico e independismo catalano è da sempre una vexata quaestio culturale e linguistica che risale ai tempi del franchismo; ma oggi il problema ha assunto le vesti anche di una questione economica estremamente pericolosa per la Spagna, dove la perdita del gettito fiscale e delle quote dell’export potrebbe assestare un duro colpo al paese che, guidato da Mariano Rajoy, sta lottando da anni per la ripresa, e si avvia fra pochi mesi ad elezioni che potrebbero aprire scenari alternativi al partito moderato guidato dallo stesso Rajoy, spostando i consensi in favore di Podemos, vicino alla sinistra anti-europeista di Tsipras.

Intanto al momento è l’Europa stessa ad evitare allarmismi, dichiarando da Bruxelles che uno stato catalano indipendente, pur uscito vittorioso dalle elezioni, dovrebbe dotarsi di strutture autonome per la riscossione fiscale, di un banca centrale, di un proprio corpo diplomatico: soltanto dopo potrebbe aspirare a ricevere un riconoscimento da parte dell’Unione.

Se Bruxelles nega che il referendum possa costituire un pericolo reale per la Spagna e per l’Unione, liquidando le illusioni separatiste come ennesimo tentativo per la Catalogna di ottenere da Madrid privilegi di natura fiscale, d’altro canto sembra che la volontà separatista del regione più ricca di Spagna abbia assunto dei contorni particolarmente netti, come ha testimoniato la manifestazione che si è tenuta a Barcellona venerdì 11 settembre, quando un corteo di oltre un milione di persone sceso in strada per giornata nazionale dell’indipendeza catalana, ha trasformato l’occasione del tutto simbolica per chiedere a gran voce l’indipendenza da Madrid. I sondaggi al momento non fanno che confermare queste intenzioni di voto, dando Mas in testa. E’ forse venuto il momento per una svolta nei rapporti fra Madrid e Barcellona?

E’ un dato di fatto che la regione Catalana sia la più ricca e potente di Spagna, in cui la lingua catalana è divenuta una realtà culturale molto forte. La questione economica sarebbe diventata ormai un fattore dirimente: la Catalunya avrebbe un Pil superiore a quello del Portogallo, e sarebbe stanca, dopo aver attraversato anni di crisi molto dura, di versare allo stato centrale ben 62 miliardi di euro all’anno, e di riceverne in cambio in termini di finanziamenti soltanto 45. Sembra cha il separatismo sia non solo frutto di velleità e di un revanchismo culturale post-franchista, ma anche il frutto di un calcolo economico di convenienza. Domenica vedremo che cosa succederà.

Il team di BreakNotizie