Jobs Act autonomi: deduzioni, maternità e malattia, ecco la nuova disciplina

Jobs Act autonomi: deduzioni, maternità e malattia, ecco la nuova disciplina

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Negli ultimi anni i lavoratori autonomi hanno sempre più spesso fatto sentire la propria voce chiedendo un welfare più consono rispetto alle imposte dovute e agli oneri contributivi della categoria. Da queste richieste nasce il Jobs Act autonomi che, nonostante le premesse, è considerato da molti un passo in avanti troppo piccolo.

Per chiarezza è bene indicare a quali lavoratori si applicherà tale riforma. Il Jobs Act autonomi è rivolto a lavoratori autonomi, ad esclusione di piccole imprese, commercianti, artigiani iscritti alla Camera di Commercio.
In particolare, trova applicazione in favore di iscritti agli ordini professionali, in questo caso escludendo l’applicazione delle norme previdenziali, in quanto di tale settore si occupano le relative casse. Inoltre si applica ai titolari di partita IVA che non hanno un albo di riferimento a cui iscriversi.

Qual è il contenuto? La prima cosa da sottolineare è che ai lavoratori autonomi non è stato esteso il bonus di 80 euro che in passato è stato riconosciuto ai lavoratori dipendenti. Il grosso della novità riguarda le deduzioni che possono influire sulle imposte da versare.
Le spese deducibili al 100% riguardano gli oneri sostenuti dai lavoratori per aggiornamento della formazione, certificazione delle competenze, partecipazioni ad incontri di studio. Possono essere dedotte anche le spese sostenute per favorire l’auto-imprenditorialità e assicurarsi l’inserimento e la permanenza nel mercato del lavoro.
Importante agevolazione fiscale anche per le coperture assicurative: in particolare è possibile dedurre i costi sostenuti per l’assicurazione contro i mancati pagamenti.

Chi non ha mai sentito parlare di POR (Programmi Operativi Regionali) e PON (Programmi Operativi Nazionali)? Si tratta di fondi europei il cui obiettivo è aumentare la coesione sociale. Con il nuovo Jobs Act anche i lavoratori autonomi possono accedervi.

Per quanto riguarda il welfare in senso stretto, la nuova disciplina prevede la corresponsione dell’indennità di maternità per un periodo di due mesi antecedenti la data prevista per il parto e i tre mesi successivi al parto. L’assegno viene versato anche nel caso in cui la lavoratrice non si astenga dal lavoro: ciò a differenza delle lavoratrici dipendenti che sono obbligate a sospendere il lavoro. Vengono estesi anche i congedi parentali che potranno essere usufruiti dai lavoratori autonomi, padre e madre, per 6 mesi nell’arco temporale corrispondente ai primi tre anni di vita del bambino. In precedenza si trattava di tre mesi per il primo anno di vita del bambino.

Per i lavoratori autonomi che prestano la loro attività in modo continuativo in favore di un committente, le regole previste sono parzialmente diverse. C’è la possibilità di sospensione del lavoro per non oltre 150 giorni per gravidanza, malattia ed infortunio, ma in questo caso non vi è obbligo per il committente di versare il corrispettivo. Tale disagio viene mitigato dalla previsione di sospensione degli oneri contributivi e dei premi assicurativi per tutto il periodo dell’astensione dal lavoro a causa di gravidanza, malattia ed infortunio, per un massimo di 24 mesi.
Infine, vi è un piccolo riconoscimento per i lavoratori autonomi colpiti da forme tumorali che richiedono terapia oncologica che ovviamente sono in grado di certificare tale stato. Per questa particolare situazione è prevista una tutela ad hoc.

 

Il team di BreakNotizie

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