Italia, Paese dei tabù, maglia nera sulla contraccezione sessuale

Italia, Paese dei tabù, maglia nera sulla contraccezione sessuale

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Un’indagine condotta dalla Sigo (“Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia”) riporta dei dati allarmanti per quanto concerne la contraccezione femminile nel nostro Paese. Dal predetto studio, inerente l’anno 2013, emerge che il 42% delle italiane con età inferiore ai 25 anni non usa alcun metodo contraccettivo, e solo il 16,2% della popolazione femminile fertile del nostro Paese assume regolarmente la pillola anticoncezionale.

Per capire le motivazioni di questa arretratezza di costumi, basta ascoltare le considerazioni riportate da Francesca Merzagora, presidente dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), che si possono riassumere nell’incapacità di affrontare il tema del sesso, spesso visto ancora come un tabù, e quindi di confrontarsi nonché di informarsi in merito alle varie modalità contraccettive, nonché ai rischi che i rapporti sessuali non protetti possono comportare.

Proprio a fini informatici e di prevenzione, Onda, in collaborazione con il Miur, ha pubblicato una mini guida dedicata alle donne, nella quale vengono descritte tutte le possibili misure adottabili per la contraccezione sessuale, nonché le eventuali patologie – con approfondimenti in merito alla loro diagnosi e cura – connesse ai rapporti sessuali. Questa guida, oltre ad essere distribuita dalle farmacie e nelle strutture ospedaliere, è scaricabile anche dal sito web di Onda, all’indirizo http://www.ondaosservatorio.it/la-mini-guida-di-onda-sulla-contraccezione/

Il dato riportato da Sigo diviene ancor più preoccupante se si considera che in Italia la percentuale di giovani donne che ricorrono all’aborto è considerevole. L’interruzione volontaria di gravidanza è una delle esperienze più difficili che una donna può trovarsi ad affrontare, ed è evitabile con l’adozione di una delle tante misure di prevenzione contraccettiva disponibili in commercio. Oltre alla scarsa informazione e a una mentalità ancora troppo chiusa tra molti tabù, il mancato ricorso alla pillola contraccettiva è da attribuirsi all’idea che la terapia ormonale sia ancora pesante e rischiosa come una volta.

In realtà, come spiega la sessuologa e ginecologa Dr.ssa Rossella Nappi, questo non è più vero da moltissimi anni. Vanno dimenticati, quindi, i temibili effetti collaterali legati a farmaci che ormai non esistono più e sono stati surclassati da altri prodotti, di nuovissima generazione, che oltre e non comportare alcun danno all’organismo lo tutelano da molte patologie, come il tumore alle ovaie. Esistono contraccezioni a base di ormoni che si assumono per via orale o che vengono assimilate dal corpo tramite cerotti, anche molto piccoli, o con l’apposizione di un anello vaginale o di una spirale; quest’ultima non contiene estrogeni ed è indicata soprattutto per le donne fumatrici, per quelle obese e per chi è a rischio di trombosi.

Infine, vi è una contraccezione preventiva e una d’emergenza, come la “pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo”, è vi sono dei farmaci che consentono alle donne di regolare il ciclo mestruale, limitandolo a 4 episodi all’anno, nonché di gestirlo in modo flessibile. Tutti questi preparati sono assolutamente sicuri e con effetti collaterali veramente molto limitati, se non addirittura del tutto assenti.
Oltre a tali metodi di contraccezione, si raccomanda l’uso del profilattico.

Purtroppo, la percentuale di persone affette da infezioni trasmissibili sessualmente continua a crescere: solo nel nostro Paese, dal 1991 al 2012 si sono contati quasi 97mila casi in più. Anche infezioni per loro natura banali come la clamidia, se non tempestivamente curate, possono comportare rischi molto seri, come l’infertilità, sia maschile che femminile, tranquillamente evitabili con l’uso del profilattico.

Il team di BreakNotizie

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