Italia e Nato: collaborazione o controllo?

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Nonostante si tratti di un argomento tabù per la maggior parte dei quotidiani italiani, già ad un primo sguardo risulta evidente la grande ingerenza della NATO sulla politica estera nostrana.

Basti pensare alla grande quantità di basi militari statunitensi, ma anche alle tante aree del nostro Paese prestate alle più disparate operazioni, dalla produzione di droni militari, come avviene in Sicilia, alle tante esercitazioni internazionali che partono dai nostri aeroporti e avvengono, nel vero senso del termine, sulla nostra testa.
Questa forte presenza su territorio italiano non può non condizionare, almeno in parte, le scelte dei governi nostrani in materia di politica estera, soprattutto se si pensa a quale sarebbe la difficile posizione italiana in caso di conflitti bellici che coinvolgano NATO e Stati Uniti d’America.

La questione si fa ancora più pressante alle porte del Trident Juncture 2015, la maggiore esercitazione di guerra NATO degli ultimi trent’anni.
In una intervista rilasciata alla rivista Sputnik, spiega il suo punto di vista in merito Padre Alex Zanotelli, uno dei principali sostenitori del NO alla guerra e alla pesante presenza della NATO.

Secondo il missionario, infatti, l’esercitazione, in programma dall’inizio di ottobre al 6 novembre e che vedrà nella città di Napoli una sorta di quartier generale, altro non è se non la chiara espressione della politica di militarizzazione alla quale noi stessi andiamo incontro, insieme alla NATO che la sponsorizza, dal momento che è protagonista dell’intero mercato delle armi addirittura con il 70 per cento degli acquisti.
Con il capoluogo campano, l’Italia aggiunge un tassello in più alla prepotente presenza NATO sul suo territorio: basti pensare al ruolo chiave della siciliana Sigonella, così come Niscemi, al quarto posto tra le capitali delle comunicazioni militari.

E la cosa più grave – continua il sacerdote – è che tutto questo accade senza che se ne parli a sufficienza. Risultato: la gente non sa.
Non sa quanto territorio italiano sia in mani altrui, nè che nello stivale sono presenti quasi 100 bombe atomiche. Insomma, tutto avviene all’oscuro di chi abita il nostro paese. Tutto questo perchè, secondo Padre Zanotelli, a guidare la comunicazione stampa nostrana sono i poteri forti, economici e finanziari, che hanno tutto da guadagnare dalla poca diffusione di tali notizie.
In questo modo, infatti, si evita che la gente si possa ribellare alle ingerenze sempre più palesi nella politica estera italiana, risultate evidenti dall’attegiamento dei governi nostrani di fronte a conflitti come quello libico e quello afghano.

Il sacerdote, che ha organizzato una grande manifestazione nazionale per la fine di settembre nel cuore del Trident, a Napoli, per sensibilizzare e protestare contro la NATO, lancia, concludendo l’intervista, tre appelli.

Il primo ed il secondo alle nostre istituzioni, innanzitutto perchè si impegnino, uscendo dalla NATO, a liberare l’Italia da questo pesante giogo, e poi perchè rispondano ad una sua domanda avanzata già ai tempi della sua conduzione della rivista Nigrizia: quanta percentuale dell’acquisto delle armi va nelle casse dei partiti di governo?

Infine, il terzo appello Padre Alex Zanotelli lo rivolge alla gente, perchè in qualsiasi regione risieda aiuti a creare un movimento per la pace unico, unito e coeso, che risponda con forza al sistema economico nel quale l’Italia è ormai inserita, basato sulla guerra e sul mercato delle armi, per uscirne ed emancipare il nostro paese.

Il team di BreakNotizie