Islanda e Cipro due forme di reazione diverse ad una stessa crisi

Islanda e Cipro due forme di reazione diverse ad una stessa crisi

- in Economia
640
0

di Luciano Lago

Due isole dall’estremo Mare del Nord al sud del Mediterraneo– Islanda e Cipro – hanno reagito in modo radicalmente diverso all’arrivo della crisi finanziaria da cui sono state investite, rispettivamente, nel 2008 l’Islanda e nel 2012 Cipro. Pur essendo due piccoli Stati con caratteristiche totalmente diverse in un contesto geopolitico del tutto dissimile con l’unica caratteristica in comune di trovarsi entrambi ai margini del continente europeo. L’isola di Cipro, aveva costruito il suo benessere, oltre che sul turismo, come paradiso fiscale per molti ricchi (in maggioranza russi) che depositavano i loro capitali, di dubbia provenienza, nelle banche dell’isola grazie ad un sistema di agevolazioni per gli investitori e di esonero dalle imposte. Entrata nell’Unione Europea aveva determinato un contenzioso con questa sui trattamenti fiscali e sulle facilitazioni per le imprese che non era molto conciliabile con le regole dell’Unione, considerando anche la lunga mano delle organizzazioni mafiose russe che avevano preso piede nell’isola.
Inoltre Cipro ha la caratteristica di essere un’isola divisa per effetto dell’occupazione turca di un terzo del suo territorio e di scontare delle tensioni con la Turchia dovute alla scoperta dei giacimenti di gas naturale di cui la Turchia rivendica i diritti di sfruttamento in contenzioso con lo stato cipriota.
Quindi a Cipro non era in gioco soltanto la difesa a ogni costo del suo status di “piccola Svizzera” del Mediterraneo per il capitale finaziario, ma ritorna anche il vecchio conflitto geopolitico con la Russia per l’influenza di questa nel Mediterraneo orientale e nell’area del Medio Oriente in particolare.
Nel caso dell’Islanda invece questa, trovandosi abbastanza isolata, gli altri paesi europei non si preoccupavano eccessivamente che un gruppo di grandi speculatori finanziari inglesi e olandesi rimanessero invischiati nel fallimento delle banche islandesi, gonfiate con i capitali speculativi affluiti dall’Europa ed in particolare da Gran Bretagna ed Olanda. Salvo il fatto che l’Unione Europea ed il FMI pretendevano che fossero applicate in Islanda le regole di austerità e di ricapitalizzazione delle banche con soldi pubblici ( dei cittadini islandesi) che vengono applicate negli altri paesi europei, in sostanza far pagare a tutti i cittadini ed allo Stato centrale le speculazioni dei banchieri internazionali (privatizzare gli utili e socializzare le perdite).
Il comportamento e la reazione dei cittadini islandesi è stato sorprendente e totalmente diverso da quello manifestato poi dai ciprioti: gli islandesi hanno ripudiato il debito estero, rifiutandosi di saldarlo mediante due referendum successivi, hanno obbligato il governo a dimettersi incriminando e mettendo sotto processo i politici che risultavano coinvolti con le speculazioni bancarie, hanno riformato la Costituzione, che è stata riscritta nuovamente con la compartecipazione dei cittadini i quali, utilizzando il web, hanno scritto, discusso ed approvato il testo della nuova Costituzione ed eletto un nuovo governo.
Al contrario i cittadini di Cipro, quando hanno subito dalla BCE il provvedimento punitivo ed arbitrario (senza precedenti) di prelievo forzoso dei conti correnti bancari, dopo molte proteste a seguito delle quali hanno ottenuto dalla BCE una limitazione dei prelievi forzosi sui conti dei piccoli risparmiatori (quelli sotto i 100.000 euro rimangono esonerati) hanno accettato di fatto di continuare a vivere in un sistema, quello dell’Unione Europea e dell’area euro, sotto il quale viene stabilito che non vengono garantiti i depositi bancari e che ha dimostrato come si possano spogliare in qualsiasi momento i risparmiatori, senza garanzie dello Stato. Di fatto i cittadini di Cipro sono tornati a mettersi sotto il giogo di un sistema finanziario estraneo ed arbitrario, appena ripulito da un superficiale maquillage. I perdenti in questo caso sono stati, oltre ai cittadini di Cipro (che non sarà più una economia fiorente come prima) gli investitori stranieri, i russi per primi, che hanno realizzato perdite colossali sui loro depositi e perso ogni fiducia nell’affidabilità di Cipro come sistema bancario e piazza off shore.
Bisogna domandarsi come mai alcuni popoli reagiscono in forma decisa alle ingiunzioni arbitrarie e vessatorie della finanza speculatrice ed altri, al contrario, ne sopportano i soprusi? La spiegazione la troviamo nella storia comparata delle due isole (perché la Storia determina i comportamenti dei popoli) e nella composizione sociale delle rispettive popolazioni.
I primi abitanti originari, di etnia scandinava, dell’Islanda, prendevano le loro decisioni in un’assemblea dei clan già nel secolo IX, e crearono nel 930 il primo governo – il primo nel mondo – basato su un’Assemblea democratica, l’Althing. Ci fu una insurrezione della popolazione islandese contro i re di Norvegia, diversi secoli dopo, questa fu provocata dal tentativo di sopprimere questa Assemblea. L’Islanda è un paese che ha sempre avuto nella sua storia una forte identità nazionale, questo è stato anche il primo Stato al mondo ad eleggere una donna come presidente della Repubblica e, dopo la mobilitazione contro le banche, il primo ad avere una primo ministro eletto direttamente dal web in un paese luterano.
Tra i suoi 319.000 abitanti (nel 2011) la maggioranza era di donne, che vivono in media 84 anni contro 81 degli uomini. Anche se la maggioranza degli abitanti risiede in città, la popolazione islandese è composta in prevalenza da pescatori e, in misura minore, da contadini piccoli proprietari.
Una storia molto diversa quella di Cipro che, crocevia di varie civiltà, nel corso della sua storia che risale alle prime civiltà del Mediterraneo, è stata colonizzata sia dagli egiziani, sia dai persiani, successivamente dai bizantini, dai genovesi, dagli ottomani ed infine dagli inglesi, salvo poi rendersi indipendente (a metà) dalla Gran Bretagna con una insurrezione nazionalista armata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla quale seguì poi un’invasione turca dell’isola, che ne colonizzò la parte nord con soldati e contadini portati dall’Anatolia, dividendo in due l’isola. Nella Repubblica di Cipro vi sono a tutt’oggi basi militari inglesi, e il paese è abituato ad avere una sovranità limitata e ad essere subordinato alle grandi potenze. I suoi abitanti, 1.116.564 nel 2011, hanno una speranza di vita di 78 anni e vivono, pochi, come contadini in terre in cui è scarsa l’acqua, mentre la maggioranza si sostiene col turismo o con i sottoprodotti del meccanismo di “paradiso fiscale”: depositi che superano di 47 volte il prodotto interno lordo, lavaggio di denaro, traffici illegali e criminali da e verso la Russia e il Medio Oriente. La sua economia dipende praticamente dal turismo, dall’agricoltura e dall’arrivo del capitale finanziario depositato nelle banche dell’isola. Cipro potrebbe riscattarsi da questa situazione se dovesse iniziare a sfruttare il gas che circonda l’isola, ma questo significherebbe di nuovo un’occupazione turca e per lo meno una guerra turco-greca, che al momento nessuno vorrebbe, ma la cui minaccia è sempre presente.
Se l’Islanda si caratterizza per le sue orgogliose tradizioni nazionali e di partecipazione democratica, su Cipro pesa sempre il ricordo della sua situazione geopolitica in un crocevia della strada delle grandi potenze. La storia e la geopolitica non spiegano e tanto meno determinano tutto, ma rivestono una importanza che non può essere ignorata. Inoltre sia per i turchi che per i bizantini da cui ha origine la popolazione cipriota attuale, a differenza dei luterani dell’Islanda, il corso della storia dipende dalla volontà divina, non dalle decisioni politiche degli esseri umani.
In ogni caso, dopo la sollevazione popolare, le banche islandesi sono state nazionalizzate. Buona parte del debito estero non è stato pagato, la nuova costituzione garantisce che la nazione è proprietaria dei beni comuni e stabilisce l’obbligo di convocare referendum popolari prima di adottare una decisione importante, e l’Islanda è uscita dalla crisi, riaffermata la sua sovranità come Stato e la sua economia è cresciuta del 3% nel 2012. A Cipro, invece, la questione scottante è rimasta in mano ai grandi detentori di capitali, soprattutto russi (che perderanno circa tre miliardi di euro), ma sta determinando una serie di reazioni e di ripercussioni negative che avranno effetto sul livello di vita di tutti i cittadini. Un altro dato: il presidente che in Islanda ha organizzato il primo referendum era un uomo del popolo, ex sindacalista. Il presidente che ha negoziato il debito cipriota è un grande banchiere. Attualmente inquisito perché sospettato di aver trasferito i suoi capitali fuori dal paese prima dei provvedimenti restrittivi.

Troika go home

 

 

 

 

Come molti già sanno, coyote non mangia coyote. Da considerare quindi anche il fattore soggettivo nelle vicende economiche dei popoli.

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/24/euro-e-banche-le-lezioni-del-presidente-islandese/#axzz2RhXaJ5GM

http://corrieredellacollera.com/2013/03/25/crisi-di-cipro-le-sette-conseguenze-civili-e-politiche-di-un-falso-salvataggio-finanziario-di-antonio-de-artini/

Fonte: stampalibera.com

Commenti

commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

SCIE CHIMICHE, IL DOCUMENTO DEL SENATO

Mentre parte una campagna di sensibilizzazione mediante uno