ISIS: strategia del terrore 2.0

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Che gli attacchi di Parigi siano riconducibili ad una matrice che con l’islamismo ha poco a che vedere sono in pochi a crederlo. Una cosa, però, è certa: tutti si sentono in pericolo e non riescono a definire i contorni di questo nemico le cui azioni sono così difficili da interpretare.

Improvvisamente, dopo un lungo periodo di quiete, l’Occidente è ripiombato in nel terrore a causa dei sanguinosi fatti di Parigi. Come se non bastasse, pochi giorni dopo gli attentati in Francia, i terroristi si sono scagliati contro il Radisson Blue Hotel di Bamako (Mali).

Ma quale legame c’è tra gli attacchi di Parigi e quelli di Bamako? E, soprattutto, quale scomoda verità si cela dietro l’ISIS? Prima di fare una veloce analisi in merito alla storia dell’ISIS, è necessario dire che, almeno per l’opinione pubblica, l’unico nemico da combattere è l’Islam in tutte le sue forme. Senza vie di mezzo né compromessi. In realtà, le sfumature di quel terrorismo che sta paralizzando l’Occidente sono moltissime ed è quanto mai superficiale far ricadere la colpa su un intero popolo.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: come è stato possibile bypassare l’intelligence americana? Che i terroristi siano più astuti dei servizi segreti degli Stati Uniti d’America? Crederlo è veramente molto difficile. Inoltre, è interessante fare presente che proprio i servizi segreti americani, poco più di un mese fa, non si sono neanche accorti dell’arrivo in Siria degli aerei da guerra mandati dal Cremlino. Che l’intelligence americana sia impegnata a creare una realtà parallela per convincere i popoli dell’Occidente a considerare gli islamici un nemico da eliminare?

Di sicuro, non tutti credono alla versione fornita dai media ma, purtroppo, sono una minoranza trascurabile, almeno per il momento. Per liquidare ogni genere di teoria è sufficiente classificarla come ‘complotto’ ed archiviarla senza diritto di replica. Ma quale è il guadagno nel diffondere il terrore? La risposta è molto semplice: solo in questo modo, chi ha in mano le redini del gioco può giustificare un attacco armato in Medio Oriente. Tale copione è già stato utilizzato in Libia ed adesso è il turno della Siria e del laico Bashar al-Assad. Per chi ha vissuto gli ‘anni di piombo’ in Italia, non sarà difficile capire cosa si intende quando si parla di ‘strategia del terrore’.

Oggi come allora, infatti, si terrorizza la gente con attacchi del tutto casuali ed impossibili da prevedere che, però, hanno uno scopo ben preciso: paralizzare la società e condurla su un binario prestabilito. Sotto il profilo politico, la paura spinge i popoli a stringersi intorno ai ‘buoni’ nella speranza di potersi salvare da quel nemico senza nome e senza identità.

Che sia tutto organizzato a tavolino per dare forma ad un nuovo ordine mondiale ed alienare le coscienze al fine di manipolarle? Difficile a dirsi. Senza alcun dubbio, l’ipotesi che i terroristi islamici siano riusciti a mettere a ferro e fuoco l’Occidente da soli è davvero poco credibile. Indipendentemente da ciò, resta da capire quali saranno i futuri scenari di questa geo-politica fatta di terrore e denaro. Cosa ci sarà da aspettarsi per il prossimo futuro? Cosa ne sarà dell’ISIS e, soprattutto, del Medio Oriente?

Il Team di BreakNotizie