ISIS: fonti irachene parlano di aiuti provenienti dagli Stati Uniti d’America

ISIS: fonti irachene parlano di aiuti provenienti dagli Stati Uniti d’America

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L’intelligence irachena ha rilasciato una dichiarazione che, se confermata, potrebbe provocare non poche reazioni a livello internazionale. Ma cosa hanno riferito di così compromettente i servizi segreti dell’Iraq?

Stando ad alcune indiscrezioni, pare che l’intelligence irachena abbia scoperto che gli Stati Uniti forniscono armi, munizioni e, addirittura, cibo ai miliziani dell’ISIS. Il fatto è che non sembra affatto che gli USA e, con loro, la Turchia, siano intenzionati a dare battaglia ad un ISIS che, almeno mediaticamente, si dimostra piuttosto temibile. Se, però, le motivazioni dello stallo della Turchia sono legate a doppio filo alla necessità di arginare in tempi brevi la deriva curda, quelle degli USA risultano particolarmente oscure oltre che poco comprensibili.

Perché gli Stati Uniti non prendono posizione contro l’ISIS? Forse perché non hanno alcuna intenzione di porre fine ad una loro creazione finalizzata a gettare nel caos Stati cosiddetti nemici in modo tale da instaurarci un Governo fantoccio facilmente manovrabile? Ovviamente, questa è solo una ipotesi non basata su prove certe ma solo ed esclusivamente su supposizioni che, però, potrebbero non essere del tutto astratte. Leggendo alcuni documenti della DIA, ad esempio, si apprende che Washington ha avuto rapporti con gli estremisti salafiti per porre fine al Governo di Bashar Al Assad ed ostacolare le alleanze geopolitiche dell’Iran.

Un altro indizio è rappresentato dal fatto che alcuni Governi dell’UE non sembrano essere affatto convinti dell’efficacia della strategia USA in Medio Oriente e, per tale ragione, stanno ripensando agli obiettivi comuni e, soprattutto, stanno riflettendo in merito alla necessità di organizzare un fronte anti-ISIS con la collaborazione di Assad. In Europa, infatti, sono in molti a temere che senza l’aiuto della Russia e dell’Iran non sia possibile riuscire a sconfiggere l’ISIS. Senza alcun dubbio, però, tale posizione è opposta a quella di Obama e, addirittura, di Cameron per il quale Assad non è da considerare un interlocutore valido.

Proprio Cameron, poi, si dichiara favorevole ad un attacco in Siria ignorando, forse, che la nascita di un nuovo Governo in tale territorio comporterebbe l’ascesa al potere proprio dell’ISIS. È palese, quindi, che dietro alla crisi del Medio Oriente si celi uno scenario geopolitico particolarmente complesso in cui risulta evidente che l’obiettivo non è tanto quello di combattere i terroristi quanto, piuttosto, di rovesciare il Governo di Assad. Ovviamente non mancano i Paesi europei che propongono di negoziare con Assad ma, purtroppo, si tratta di voci fuori dal coro che non riescono ad avere riscontri rilevanti.

Il fatto è che, però, la crisi dei migranti sta affliggendo l’Europa ed è necessario trovare una soluzione efficace in tempi rapidi. Per intraprendere qualunque tipo di percorso, in ogni caso, è impossibile non tenere conto delle dichiarazioni dell’intelligence irachena e del fatto che Putin ha fatto presente di essere disposto a combattere l’ISIS al fianco di Assad. A questo punto, non resta che capire quale sarà la posizione che deciderà di prendere l’Europa nei confronti della questione siriana. Le alternative sono due: andare a combattere il terrorismo al fianco di Assad e Putin o fidarsi della strategia americana ed attendere che venga instaurato un nuovo Governo.

Il team di BreakNotizie

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