Iran, Russia e Cina Ridimensionano gli Stati Uniti

Iran, Russia e Cina Ridimensionano gli Stati Uniti

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Il mondo unipolare è finito, per sempre!

di Federico Pieraccini

La fallimentare strategia dei neoconservatori e dei neoliberali in politica estera, ha radicalmente ridotto il ruolo e l’influenza di Washington nel mondo. Alleanze importanti sono state forgiate senza l’approvazione degli Stati Uniti e sempre più, il modello mondiale immaginato agli inizi degli anni 90’ da Bush a Kagan e tutti firmatari del PNAC, va in frantumi. La vittoria di Donald Trump è stata, con ogni probabilità, l’ultimo colpo decisivo ad una serie di strategie applicate in politica estera che hanno finito per compromettere la leadership globale, tanto desiderata dagli Stati Uniti. Ultimo esempio, in ordine temporale, il cessate il fuoco in Siria raggiunto grazie ad un’intesa tra Turchia e Russia. Niente Stati Uniti.

L’assalto militare, mediatico, finanziario e culturale, agitato per decenni con successo da Washington, ha finalmente conosciuto un argine, grazie all’asse rappresentato da Iran, Russia e Cina. Il recente successo mediatico (RT, Press TV e molti media alternativi), politico (Assad rimane presidente della Siria), diplomatico (negoziazioni in Siria senza Washington come intermediario) e militare (Liberazione di Aleppo dai terroristi) di questa triade, ha prodotto effetti importanti negli affari interni di paesi come Regno Unito e Stati Uniti.

La contemporanea ricerca, senza tregua, della maggioranza dei rappresentanti politici nazionali dell’occidente di un modello di globalizzazione vincente ha favorito lo sviluppo di un turbo capitalismo parassitario e una complessiva avocazione della sovranità nazionale. Risultati come Brexit e Trump hanno mostrato il rigetto completo, delle popolazioni locali, nei confronti di un sistema economico e politico completamente falsato.

In Siria, Washington e il suo asse di alleati fantocci, è uscito di scena senza riuscire a raggiungere il proprio obiettivi strategico di rimuovere il governo di Assad. In termini nazionali, tutto lo spettro politico da Bush a Clinton, passando per Obama è stato spazzato via anche e soprattutto per i fallimenti economici e politici dei mesi recenti. In una catena senza fine di propaganda, i media, cavallo di battaglia delle élite, hanno perso la loro battaglia di credibilità, raggiungendo vette elevate di immoralità e parzialità.

Donald Trump è emerso, con in mente con una strategia di politica estera ben precisa, forgiata da svariati pensatori politici dell’area realista come Waltz e Mersheimer. Innanzitutto, cestinare tutta la recente politica neocon e neoliberal di interventi stranieri (R2P – Diritto a Proteggere) e campagne di soft power a favore dei diritti umani. Mai più risoluzioni delle Nazioni Unite, subdolamente utilizzate per bombardare nazioni (Libia). Trump non crede nella funzione centrale del Palazzo di Vetro e lo ha ribadito ripetutamente.
In generale, l’amministrazione Trump intende terminare la politica dei cambi regime, le interferenze nei governi stranieri, primavere arabe e rivoluzioni colorate. Non funzionano. Costano troppo in termini di credibilità politica, in Ucraina gli Stati Uniti sono alleati di sostenitori di Bandera (figura storica che collaborò con i Nazista) e in Medio Oriente finanziano o sostengono indirettamente al qaeda e al nusra.

Queste tattiche di guidare da dietro (‘leading from behind’) non portano ai risultati desiderati, il M.O. è nel caos, con un emergente asse Mosca-Teheran sempre più solido. In Ucraina, il governo di Kiev sembra incapace di rispettare gli accordi di Minsk, ma altrettanto impossibilitato a muovere una nuova campagna militare senza garanzie dai partner Europei e Americani.

C’è un asso nella manica, che Trump può giocarsi nei primi mesi della presidenza, per non essere costretto ad intervenire nella complicata situazione in Medio Oriente ed in Ucraina. Incolpare Obama del caos precedente, cancellare le sanzioni nei confronti della Federazione Russa e lasciare l’iniziativa a Mosca nella regione mediorientale. In un colpo solo, il futuro presidente può così decidere di non decidere direttamente sul M.O. o in merito all’Ucraina, evitando un ulteriore coinvolgimento e compiendo finalmente una decisione nell’interesse nazionale degli Stati Uniti.

Rimanere consapevolmente passivo nel confronto degli sviluppi in Medio Oriente, specie sul fronte siriano, saldamente in mano Russa, enfatizzando al contempo lo sforzo contro daesh in cooperazione con Mosca, rivelerebbe una strategia sensata. Un’altra scelta saggia vedrebbe Kiev finire nel dimenticatoio della storia, cestinando le ambizioni Ucraine di riconquistare il Donbass e riprendersi la Crimea. In ultimo, eliminare le sanzioni permetterebbe al futuro presidente di rinsaldare l’alleanza con i partner Europei (una necessità che Trump, diplomaticamente, deve compiere da nuovo presidente in carica), da due anni vittime delle conseguenze di un suicidio economico in nome di una strategia politica fallimentare.

 

 

 

 

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_russia_e_cina_ridimensionano_gli_stati_uniti/16990_18541/

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