Incendi in Indonesia: la scia di morte dietro l’industria dell’olio di palma

Incendi in Indonesia: la scia di morte dietro l’industria dell’olio di palma

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La sopravvivenza degli oranghi in Indonesia è ad alto rischio a causa degli incendi causati dalla deforestazione selvaggia, perpetrata per lo più da persone senza scrupoli per poter far spazio alle monocolture di palme da olio. Le immagini strazianti di mamma orango e del suo piccolo salvati dalle fiamme stanno facendo il giro del mondo e sono divenute ormai l’emblema di queste tragiche morti silenziose della fauna indonesiana per mano dell’uomo.

I volontari dell’associazione internazionale “Animal Rescue” stanno operando nelle foreste del Borneo per cercare di salvare le specie endemiche dalle fiamme che stanno devastando questi territori. Uno dei salvataggi più recenti è appunto quello riguardante la piccola famiglia di oranghi: madre e piccolo sono stati soccorsi e trasportati di seguito in una zona della foresta pluviale più sicura, dove vengono monitorati da un team di esperti con l’incarico di assicurarsi che si riprendano presto da questa esperienza terribile. La loro storia è diventata in breve tempo il simbolo di come, giorno dopo giorno, la sete di ricchezza dell’uomo stia minacciando la sopravvivenza di animali che si trovano già a rischio di estinzione.

La problematica degli incendi in Indonesia non accenna a cessare ed intere foreste continuano ad essere dilaniate dalle fiamme. Come documentato dalle foto scattate da Greenpeace, ai roghi seguono le piantagioni intensive di palme per produrre olio, venduto poi a numerose multinazionali. L’organizzazione ambientalista ha diffuso inoltre nuove fotografie che mostrano un impianto recente di piantagioni di palme al posto delle specie arboree della foresta pluviale, distrutta quasi completamente dagli incendi che stanno divampando da ormai un mese nella regione del Kalimantan.

Greenpeace si è rivolta al governo indonesiano per chiedergli di impedire che si possa trarre un qualsiasi beneficio economico dalla distruzione delle foreste e da questo olocausto ecologico, che non sta solamente decimando gli animali, ma che a causa dei fumi tossici prodotti dalla combustione sta uccidendo perfino la popolazione. In base alle notizie diffuse da Greenpeace pare però che un portavoce indonesiano dell’Associazione di Produttori di Olio di Palma avrebbe dichiarato che in realtà il settore è vittima di una grande campagna diffamatoria, e che gli incendi sono tutta una macchinazione creata col fine di danneggiare l’immagine dell’industria indonesiana dell’olio di palma.

Tuttavia, il 27 ottobre scorso, quando Greenpeace aveva perlustrato l’area colpita dagli incendi, la popolazione indigena aveva asserito che la zona era stata bruciata per ben due volte, secondo una pratica, illegale ma molto diffusa, atta a preparare il suolo alla coltivazione della palma da olio. Le forze di polizia locale stanno ancora indagando per scoprire cosa è successo realmente in quest’area e capire se hanno avuto luogo dei reati.
Eppure c’è già qualcuno che già sta sfruttando la devastazione provocata dagli incendi per poter piantare palme. Alcune fonti parlano di associazioni criminali legate a milizie armate dai metodi poco ortodossi che praticherebbero la deforestazione illegale, appiccando incendi senza alcuna autorizzazione. Per ora è tutto poco chiaro e si attende che il governo indonesiano pubblichi le mappe delle concessioni, prendendo di conseguenza dei provvedimenti seri verso chi sta lucrando su questa catastrofe ecologica e sanitaria, a tutt’oggi la più grave del 21esimo secolo.

Il team di BreakNotizie

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