Imprese italiane in ginocchio, ricorrono ai prestiti per pagare le tasse

Imprese italiane in ginocchio, ricorrono ai prestiti per pagare le tasse

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Unimpresa svela che il 62% delle aziende italiane ricorre al credito per poter saldare imposte e tributi. Ma, nonostante i prestiti, i loro bilanci si chiudono sempre in rosso

Il fatto che la crisi abbia letteralmente schiacciato le aziende italiane non fa più notizia. Che il 62% di esse siano costrette a ricorrere ad un prestito per pagare le tasse imposte da un governo sordo e cieco, però, dovrebbe rimbalzare senza sosta di bocca in bocca e di bacheca in bacheca. Invece no. Solo in pochi sanno che gli imprenditori del Bel Paese annaspano e non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel, checché il governo ne dica e si vanti, contemporaneamente, di aver creato migliaia di posti di lavoro di cui nessuno, guarda caso, sembra essere a conoscenza.

Soprattutto ora che l’ultimo mese dell’anno è iniziato, le scadenze fiscali cui sono inevitabilmente soggette le aziende italiane fanno paura come non mai. Non sempre, infatti, i ricavi e gli utili degli ultimi dodici mesi consentono di coprire le spese relative alle tasse: ragion per cui è spesso necessario bussare alle porte delle banche e degli istituti di credito per ottenere liquidità e saldare così, entro i termini, onde evitare di incorrere nelle more, tutti i tributi cui gli imprenditori non possono proprio sottrarsi.

Gli ultimi dati, quelli che sono impressi nero su bianco nel rapporto di Unimpresa, rivelano una situazione allarmante: cinque aziende su otto contraggono prestiti a breve o lungo termine per poter fare fronte ad Imu, Irap, Irpef e Ires. Si tratta di piccole, medie e micro-imprese che operano sul territorio italiano e che corrispondono, per l’esattezza, al 62% di quelle regolarmente registrate all’associazione che ha stilato il rapporto e alla Camera di Commercio.

A soffrire maggiormente gli effetti di un’esagerata politica di tassazione sono, in particolar modo, tre comparti ben precisi: quello della grande distribuzione, e dunque i supermercati, le piccole industrie, che pagano un capitale per i loro capannoni, e gli operatori turistici, i cui alberghi, da un punto di vista fiscale, sono una vera e propria gatta da pelare. Per loro le tasse sugli immobili sono piuttosto esose, tanto da incidere profondamente sul bilancio e sui conti di fine anno,

L’imposta più pesante e difficile da onorare, sempre secondo il rapporto di Unimpresa, è l’Ires, quella sul reddito, una parte della quale dev’essere saldata dalle società di capitali entro gli ultimi due mesi dell’anno in corso. A spaventare le imprese e i lavoratori autonomi è invece l’Iva, che si versa in anticipo, mentre i dipendenti e i collaboratori delle aziende italiane devono versare, in questo periodo dell’anno, le ritenute attraverso i propri datori. Meno salati del solito saranno l’Irpef e l’acconto Irap, mentre non ci sono aumenti e ribassi per quanto riguarda Imu e Tasi.

 

 

Il team di BreakNotizie

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