Ilva, 44 a giudizio per il disastro ambientale

Ilva, 44 a giudizio per il disastro ambientale

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Vilma Gilli, gup di Taranto, ha presentato le conclusioni dopo l’inchiesta sul presunto disastro ambientale causato dalle emissioni in atmosfera della acciaieria tarantina, che è stata portata avanti dai carabinieri del Noe di Lecce in collaborazione con la Guardia di Finanza della città pugliese.

Un rinvio a giudizio che riguarda 44 imputati, persone fisiche, e 3 società, la Ilva Spa, la Riva Forni elettrici e la Riva Fire. Oltre a questi accusati, altri 5 sono stati giudicati con il “rito abbreviato”, con 3 assoluzioni e 2 condanne. Tra gli imputati del processo, che inizierà il 20 ottobre, e che si svolgerà presso la Corte d’Assise di Taranto, c’è anche Nichi Vendola, che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di governatore della Puglia. L’accusa a suo carico è quella di concussione aggravata in concorso. Vendola avrebbe effettuato delle “pressioni” su Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa, l’agenzia di protezione ambientale pugliese, per ottenere un “ammorbidimento” nei confronti delle emissioni nocive prodotte nello stabilimento Ilva. Secondo la Procura le azioni di Vendola avrebbero consentito all’azienda di continuare a produrre senza ridurre le emissioni nocive in atmosfera, non applicando le soluzioni correttive che erano state suggerite dalla stessa Arpa con una comunicazione datata 21 giugno 2010, emessa dopo una serie di controlli che avevano evidenziato dei picchi molto elevati di una sostanza inquinante, il benzapirene.

Subito dopo il rinvio a giudizio sono arrivate le dichiarazioni di Nichi Vendola, il quale afferma di avere “la coscienza pulita”. L’ex governatore parla inoltre di migliaia di atti e di documenti dai quali si evince che lui ha rappresentato, nel corso del suo mandato, una classe dirigente capace di sfidare “l’onnipotenza” dell’Ilva, e che durante il periodo del suo governo nella regione Puglia sono state prodotte delle leggi regionali per contrastare l’inquinamento dell’ambiente. Vendola aggiunge “Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno”, e nello stesso tempo definisce queste accuse una “ferita insopportabile”. Altri politici inclusi nella lista dei 44 rinviati a giudizio sono Gianni Florido, ex presidente della Provincia, ed Ippazio Stefano, sindaco di Taranto. Alla sbarra saranno chiamati anche i due figli di Emilio Riva, Nicola e Fabio, con il primo che dovrà rispondere anche dell’accusa di corruzione, insieme a Girolamo Archinà ed a Lorenzo Liberti.

Sempre per quanto riguarda il gruppo Riva saranno chiamati a rispondere delle accuse anche l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, ed i componenti di quello che veniva chiamato il “governo ombra” della fabbrica tarantina, Alfredo Ceriani, Agostino Pastorino, Lanfranco Legnani, Enrico Bessone e Giovanni Rebaioli. Con loro Franco Perli, avvocato del gruppo Riva, e Girolamo Archinà, all’epoca responsabile del gruppo per le relazioni istituzionali. Nei confronti dei fratelli Riva e degli altri facenti parte del gruppo Riva l’accusa è quella di associazione a delinquere. Per il gup avevano infatti tenuto sotto controllo “l’emissione di provvedimenti autorizzativi nei confronti dello stabilimento Ilva” in modo da consentire che l’attività produttiva proseguisse senza intoppi, causando così il disastro ambientale che ha colpito la città di Taranto ed i dintorni. L’accusa di corruzione per Nicola Riva, Liberti ed Archinà è dovuta al versamento di una tangente di 10mila euro, pagata per ottenere l’ammorbidimento di una perizia sullo stabilimento. Gli imputati che sono stati giudicati con la formula del rito abbreviato ed assolti sono un maresciallo dell’Arma, Giovanni Bardaro, un avvocato, Donato Perrini e Lorenzo Nicastro, il quale riprenderà la sua carriera in magistratura.

Il team di BreakNotizie

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