Il ponte sullo Stretto: l’eterna incompiuta

Il ponte sullo Stretto: l’eterna incompiuta

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Nella sua trasformazione da rottamatore a conservatore, il premier Renzi ha rispolverato l’idea del ponte sullo Stretto: il ritorno della grande illusione

Il ponte sullo Stretto ritorna in auge per l’ennesima volta: ciclicamente, il progetto dell’ormai celebre Ponte che dovrebbe unire la Calabria e la Sicilia viene riproposto dal presidente del Consiglio di turno e questa pratica – quanto meno masochista – si ripete da almeno mezzo secolo, coinvolgendo anche chi prima di diventare premier era contrario alla sua realizzazione (vedi Renzi, appunto). I numeri del futuro ponte sono ormai noti a tutti: 3 chilometri di lunghezza, 6 corsie per le auto e due binari per i treni.

Maggiore incertezza regna invece attorno alle cifre sui costi complessivi, stimati al momento in poco meno di 9 miliardi di euro ma destinati – com’è prassi per le grandi opere pubbliche – a lievitare chissà fino a quanto (visto che il costo previsto nel progetto preliminare si aggirava intorno ai 6 miliardi di euro). Dagli anni Sessanta si parla di un ponte in grado di unire la Sicilia all’Italia, e da allora ad oggi sono stati lanciati progetti, posate fantomatiche prime pietre ma del ponte neppure l’ombra.

Il governo Berlusconi aveva annunciato in pompa magna l’inizio dei lavori nel 2004 e la conclusione nel 2010: oggi siamo nel 2016 e ancora si parla di progetti e studi di fattibilità (costati nel frattempo circa 300 milioni di euro) che hanno evidenziato più problematiche che benefici nella costruzione del ponte. Nel 2010 un nuovo rilancio, ancora da parte del governo Berlusconi, poi il progetto venne accantonato perché sopraggiunse la crisi economica prima e quella di governo poi, che portò alle dimissioni dell’attuale leader di Forza Italia.

Sembrava l’accantonamento decisivo, anche perché Berlusconi era stato il premier più sollecito nel rilanciare l’idea del ponte durante i suoi governi; Monti prima e Letta poi non ne avevano fatto cenno, fino a Renzi che pochi giorni fa ha rispolverato – almeno a livello mediatico – il “fantasma” del ponte. Una mossa che è subito apparsa a molti come una boutade, una trovata per rilanciare la sua immagine e quella del governo nel sud Italia, dove i consensi sono scesi in maniera vertiginosa e ciò ha creato preoccupazione nello staff del premier, soprattutto in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Il team di BreakNotizie

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