Il petrolio rubato alla Siria e il silenzio della comunità internazionale

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In tutta questa battaglia contro il terrorismo, contro chi minaccia la libertà, la democrazia, la giustizia, simboli della civiltà occidentale, sembra passato nel dimenticatoio che c’è una nazione che sta subendo tutte le conseguenze di quanto sta accadendo. Una nazione innocente, che non ha voce in capitolo, che subisce soprusi da entrambe le parti: la Siria.

I terroristi hanno, probabilmente (è una possibilità ma non vi è la certezza assoluta), le loro basi nei territori siriani. Di conseguenza, i Paesi occidentali, forti della loro lotta contro i mostri jihadisti, attaccano e bombardano questi territori per stanarli e ucciderli senza pietà. Ma in quei luoghi vivono persone che col terrorismo e con la Jihad islamica non hanno niente a che vedere. Vivono donne e bambini innocenti, anziani che vorrebbero solo trascorrere gli ultimi anni della loro vita in pace. E invece no. Sono costretti a subire, a sottostare alla volontà degli altri, sperando di sopravvivere e di non incappare in un attentato o in un bombardamento amico.

L’ennesima notizia sconcertante che giunge in questi giorni dai territori della Siria riguarda i suoi pozzi petroliferi. La Russia di Putin ha individuato una quantità innumerevoli di camion dell’Isis che rubavano il petrolio dai siti siriani per poi rivenderlo ad amici e nemici. Già, perché quell’oro nero era destinato a Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Abbiamo usato il tempo passato perché l’aviazione russa si è messa immediatamente in moto e ha distrutto la colonna di camion che cercava di lasciare la Siria indisturbata.

Viene, però, da porsi una domanda: dov’era il resto dell’Europa mentre i terroristi rubavano il petrolio? Possibile che le intelligence occidentali non sapessero nulla? Che non sapessero a chi fosse destinato? E che una volta immesso sul mercato procura all’Isis più di tre milioni di guadagno?
Risulta un po’ difficile credere a questa favoletta. Dobbiamo credere che il premier italiano Matteo Renzi quando va in visita dai suoi amici dell’Arabia Saudita non conosce nessuno di questi particolari?

Non è una novità che camion di approvvigionamento dell’Isis percorrono giornalmente le strade più periferiche della Siria per rifornirsi non solo di petrolio, ma anche di armi e generi alimentari. I satelliti ne hanno individuati a centinaia, ma niente è mai stato fatto per fermarli. E la dimostrazione è il video fornito dai russi che inquadra i camion, prima del bombardamento, mentre viaggiano in tranquillità, quasi fossero sicuri che nessuno li avrebbe disturbati o fermati.

Finora l’unica nazione che ha scelto di non restare a guardare è stata la Russia. Distruggendo quei camion, Putin e i suoi hanno provocato un serio danno ai terroristi dell’Isis, non solo in termini di denaro ma anche di mezzi che utilizzavano per rifornirsi. Resta l’amaro in bocca per un Occidente che, invece, resta a guardare senza fare niente, intervenendo soltanto laddove i suoi interessi diretti vengono calpestati. La vendetta della Francia contro gli attentati subiti è legittimata dalla grande bandiera della lotta al terrorismo. Il furto di petrolio ai danni della Siria non è un problema loro, non li tocca in maniera diretta.
Fino a quando glielo permetteremo continueranno a prenderci in giro e a farci credere che tutto quello che fanno è per il nostro bene e la nostra sicurezza, mentre, nel frattempo, loro si arricchiscono a danno nostro e della povera popolazione siriana.

Il Team di BreakNotizie