Il nuovo tonfo delle borse cinesi provoca anche la sospensione delle contrattazioni

Il nuovo tonfo delle borse cinesi provoca anche la sospensione delle contrattazioni

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Nella prima settimana di gennaio 2016 le borse asiatiche e quelle cinesi in particolare, hanno registrato numeri negativi, portandosi dietro, nei ribassi, anche le borse europee. Una situazione nella quale si è registrato anche il calo del prezzo del petrolio, che è tornato su valori risalenti al 2004, mentre il prezzo dell’oro è in recupero.

Nel secondo giorno di calo, dopo che era stato registrato un – 7% i mercati sono stati chiusi. Tra le cause di questo momento difficile ci sono sia il previsto taglio alle stime di crescita del più importante paese asiatico sia la svalutazione dello yuan, a cui si è aggiunta anche la notizia dell’esperimento nucleare che è stato effettuato in Corea del Nord.

L’interruzione delle trattative sia alla Borsa di Shangai che di Shenzen, è stato predisposto dalle autorità competenti, dopo che le perdite si erano accumulate nel giro di soli 30 minuti di contrattazione. Anche due giorni prima si era registrato un calo notevole dell’indice, e prima dell’apertura delle contrattazioni nella giornata di lunedì, proprio per sostenere il listino, da parte del governo della Repubblica Cinese c’era stata una forte immissione di liquidità. La conseguenza del calo delle Borse cinesi è stato il calo anche di quella di Tokyo, che ha registrato un – 2,3% e di quella di Hong Kong, dove la percentuale negativa è stata maggiore, e pari al 2,7%.

Il calo si è trasferito anche in Europa con un forte andamento negativo in apertura, che è stato poi recuperato in parte nel corso della giornata. Alla fine delle contrattazioni Piazza Affari ha perso l’1,14%, risultando quindi la meno penalizzata tra le Borse del Vecchio Continente, mentre la maglia nera è rimasta sulle spalle della Borsa di Francoforte, che ha chiuso facendo registrare un -2,29%. Tra le aziende italiane è stata pesante la chiusura sia di Fiat Chrysler sia della Ferrari, entrambe con un risultato negativo maggiore del 3,29%.

Intanto la mossa di chiusura effettuata dalle autorità cinesi è stata criticata da molti analisti che vedono in questo una perdita di controllo della situazione da parte delle autorità stesse. nel pomeriggio le critiche sembrano aver colto nel segno, dato che le autorità hanno sospeso il meccanismo che che sospende automaticamente gli scambi. Nello stesso tempo è stato messo in atto un altro sistema che cerca di ridurre la volatilità, restringendo la vendita di azioni da parte dei grandi soci dei gruppi quotati che andavano in scadenza l’8 gennaio: a partire dal giorno dopo i grandi investitori non potranno cedere sul mercato più dell’1% in un periodo di tempo di tre mesi. L’annuncio è arrivato da parte della Consob cinese, la “China Securities Regulatory Commission”.

I mercati internazionali sono preoccupati anche dal fatto che la Banca centrale cinese ha svalutato lo yuan nei confronti dollaro per l’ottava volta dallo scorso agosto, e che l’ultima svalutazione sia proprio quella di maggiore entità. Il deprezzamento che è stato annunciato dalla People’s bank of China è stato dello 0,51%, con il valore che si è attestato a quota 6.5656. Un intervento che, secondo la Banca centrale cinese, dovrebbe spingere le esportazioni del paese asiatico, ma nello stesso tempo aumenta i rischi per le aziende cinesi indebitate con la valuta americana. Le stime di crescita della Cina da parte della Banca Mondiale relative al 2016 sono state riviste al ribasso, attestandosi sul 6,7% rispetto alle precedenti che prevedevano il 7%. Questo porta anche ad un calo del rialzo dell’economia globale, che passa dal precedente 3,3% all’attuale 2,9%.

 

Il team di BreakNotizie

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