Il New York Times racconta la crisi di Roma

Il New York Times racconta la crisi di Roma

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Ogni metropoli, lo si sa, ha i suoi difetti. L’alta densità di popolazione, la criminalità la gestione dell’immondizia e dal bene pubblico.

Ma stavolta qualcosa di diverso dal “tran tran” abituale sembra aver attirato l’attenzione dei giornalisti del New York Times, che sulle pagine del loro celebre quotidiano hanno postato in bella vista la foto che ritrae lo scorcio di una strada romana, “monnezza” ben in vista, mentre alcune persone vi passeggiano davanti.
Sottotitolo della fotografia, una frase emblematica: “Ancora il declino di Roma?”. E così parte la denuncia del declino in cui versa la Capitale d’Italia, dopo gli ennesimi episodi di violenza e di degrado.
Sintomi di una città che sta collassando su sé stessa e il cui olezzo giunge fin dall’altra parte dell’oceano, attirandosi le critiche (ma anche la curiosità) di alcuni dei più assidui turisti della Città Eterna, gli statunitensi. Gaia Pianigiani, giornalista del New York Times, ha posto la sua firma su un articolo impietoso che narra i particolari più eclatanti di una “caduta libera” davvero poco dignitosa, una crisi che la freelance definisce, ancora prima che politica, morale e culturale. Senza infamia e senza lode rimane, secondo l’articolo, Ignazio Marino, anche se evidentemente incapace di fermare il declino nonostante le sue innumerevoli promesse a riguardo.


E nel frattempo, la nuova caduta della Caput Mundi si legge nelle pieghe assolate della capitale: dall’incendio dell’aereoporto internazionale di Fiumicino alle deplorevoli intercettazioni di Mafia Capitale, dalla burocrazia degli uffici pubblici ai cumuli di immondizia che salgono imperterriti, accumulandosi sotto il sole cocente a pochi metri da alcuni dei monumenti più belli rimasti all’umanità. E ancora, criminalità diffusa e spregiudicata (l’omicidio del gioielliere ha destato particolarmente orrore, così come lo stupro di una quindicenne qualche settimana fa), inefficienza dei mezzi pubblici, abusivismo che non si preoccupa neppure di nascondersi. La prostituzione, fattore degradante fra i più noti e difficili da debellare, si svolge sotto la luce del sole, dentro un parchetto vicino a Porta Maggiore, le cui recinzioni sono state sfondate senza troppi problemi. Lì si consumano i rapporti mordi-e-fuggi tra clienti e rumene, mentre le testimonianze degli stessi rimangono adagiate sull’erba, a perenne memoria per i passanti. E così, mentre luoghi e quartieri di storia si riempono di criminalità e di declino, la gloria dei bei tempi che furono sembra sfiorita.

Roma rimane a rimuginare sulle sue bellezze senza tempo, e ormai anche senza fascino, dato che non è possibile -neppure per i turisti- prescindere dal contesto. E mentre a pochi metri dall’Altare della Patria impazzano fenomeni di spaccio e criminalità, sono rimasti in pochi a non rendersi conto del degrado in cui versa la capitale d’Italia.
Nonostante Gaia Pianigiani assolva, almeno moralmente, Marino, questo non sembra certo bastare in una città dove passi avanti non sono stati fatti né dal punto di vista della pubblica amministrazione, né dal punto di vista della riqualificazione urbana ed artistica di quella che fu la più bella città d’Italia.

Il team di BreakNotizie

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