“Il mondo era migliore con Saddam Hussein”: una frase di Donald Trump divide l’opinione pubblica

“Il mondo era migliore con Saddam Hussein”: una frase di Donald Trump divide l’opinione pubblica

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Nonostante nelle ultime settimane la sua popolarità sia in calo, ogni sua esternazione continua a diventare materia di dibattito e a dividere l’opinione pubblica: Donald Trump, il miliardario statunitense candidato alle elezioni presidenziali sul fronte repubblicano, è tornato agli onori delle cronache d’Oltreoceano per via di alcune affermazioni a proposito degli attuali scenari geo-politici mondiali e della guerra in Iraq che ha portato alla caduta del regime di Saddam Hussein. Secondo quanto dichiarato dal 69enne imprenditore alla CNN, ‘il mondo era un posto migliore e più sicuro quando l’ex rais era al potere‘.

L’ultima uscita di Trump fa seguito a una gaffe riguardo ai motivi secondo i quali, a suo dire, alcune donne indosserebbero il burqa: tuttavia, in questo caso, l’opinione del rivale di Ben Carson nelle primarie del Partito Repubblicano ha toccato un nervo scoperto. Il miliardario aveva già espresso in passato dei dubbi circa la politica del suo Paese al tempo del conflitto in Iraq, cavalcando l’onda di coloro che attribuiscono proprio alla scomparsa di una personalità forte come quella di Saddam i successivi stravolgimenti verificatisi in Medio Oriente. Nel corso dell’intervista rilasciata all’emittente televisiva CNN, Trump ha infatti argomentato il suo punto di vista spiegando che il mondo sarebbe più sicuro se non fosse stato sovvertito il regime dittatoriale del leader giustiziato nel dicembre 2006.

Insomma, la summa del ‘Trump-pensiero’ è che all’origine di gruppi terroristici come quello dell’ISIS vi sia l’instabilità politica seguita alla morte dell’ex rais. ‘Saddam Hussein avrebbe fatto immediatamente piazza pulita dei vari gruppi terroristici -ha proseguito Trump- Non sto certo dicendo che un dittatore sia una brava persona: Saddam aveva una personalità ripugnante. Tuttavia, alcuni anni fa, l’Iraq era migliore di quello che è diventato adesso, vale a dire un campo di addestramento o una sorta di Harvard per terroristi in erba’. Nonostante le polemiche suscitate dalle sue parole, parte della società americana cova da tempo dei sentimenti contrastanti verso la guerra scoppiata nel 2003 e, al di là del pittoresco modo di esternare di Trump, pensa che vi sia un fondo di verità in ciò che dice. La sua tesi, riassumibile nel motto ‘meglio un tiranno dispotico oggi che un terrorista domani’, è condivisa da milioni di americani che, a sorpresa, paiono essere d’accordo con lui anche sull’appoggio all’interventismo russo proprio contro il califfato islamico. ‘Putin sta bombardando la Siria proprio per evitare che l’ISIS possa attecchire anche in Russia: io la trovo una scelta condivisibile, ha confessato l’imprenditore originario di New York.

L’intervista a Donald Trump ha avuto una certa risonanza anche in Italia, soprattutto per via del riferimento che il candidato repubblicano ha fatto a proposito di altre figure che, al pari di Saddam, garantivano certi equilibri nel nord dell’Africa. ‘Prendete la Libia o l’Egitto: nessuno capisce cosa stia accadendo. Con la deposizione di Gheddafi e Mubarak -ha continuato- quella zona è diventata uno degli angoli più turbolenti del pianeta’. L’eco di queste parole avrà delle ricadute sul dibattito politico italiano? Da tempo, infatti, ci si interroga sull’opportunità dell’intervento militare del 2011 in Libia in relazione alla questione dei flussi di migranti e all’instabilità atavica che caratterizza il dopo-Gheddafi.

Il team di BreakNotizie

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