Il Mediterraneo: specchio del riscaldamento globale

Il Mediterraneo: specchio del riscaldamento globale

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Il livello del Mediterraneo è sempre più alto e le sue acque sempre più calde e salate. Un disastro annunciato e dipendente da fattori umani.

Già nel 2015, alla conferenza sul clima di Parigi (COP21), era stato lanciato un allarme riguardante la situazione del Mediterraneo, come conseguenza del riscaldamento globale. Si era infatti già compreso che il drastico innalzamento delle temperature negli ultimi anni avrebbe potuto cambiare radicalmente l’area del Mediterraneo e dei suoi ecosistemi. Molti non sanno che la biodiversità degli ecosistemi del Mediterraneo ha un valore enorme; e che inoltre questi ecosistemi assolvono a funzioni fondamentali come: proteggere dalle inondazioni, fornire acqua pulita e assicurare la salvaguardia naturale. I cambiamenti climatici sono in grado di stravolgere purtroppo queste funzioni di salvaguardia.

Quello che era solo un allarme due anni fa, si è tramutato già in una situazione reale. Sul Mediterraneo, infatti, si vedono sempre più le conseguenze del riscaldamento globale. Gli indicatori di questi cambiamenti negativi sono innanzitutto: la temperatura e la salinità che crescono in maniera esponenziale. Se si comparano i dati del periodo trascorso dal 1960 al 2005 e poi dal 2005 ad oggi, si constata quanto il Mediterraneo stia diventando sempre più caldo e più salato in tempi rapidissimi.  Una voce autorevole, che si è occupata di spiegare questa situazione è quella di Katrin Schroeder, ricercatrice dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio delle ricerche di Venezia. Katrin Schroeder ha coordinato infatti due studi internazionali, che sono stati poi pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Katrin Schroeder ha evidenziato come nel Mediterraneo l’evaporazione sia maggiore alle precipitazioni e come questa non venga neppure colmata dall’entità degli apporti fluviali. Inoltre, continua la Schroeder, gli effetti del riscaldamento globale si manifestano nel Mediterraneo più rapidamente che negli oceani, perché i tempi di ricambio delle acque sono brevi rispetto a quelli dell’oceano. Accanto a questo studio, c’è stato poi quello condotto da varie università in diversi Paesi dell’Europa e del mondo e che è stato pubblicato sula rivista: Quaternary International. La ricerca in questione parla invece del livello del Mar Mediterraneo, che si sta innalzando. Si prevede che salirà di un oltre un metro entro il 2100 e si dimostra come ciò dipenda dall’aumento di CO2 nell’atmosfera.

Distribuzione dei valori assoluti di temperatura dello strato superficiale marino [Fonte: http://www.inmeteo.net]
Per quanto riguarda l’innalzamento del livello del mare, c’è già una mappa di quelle che saranno le aree più colpite: per esempio quella del mare Adriatico, tra Trieste e Ravenna. Poi vengono menzionate l’area costiera di Catania, quella di Cagliari e Oristano, la zona della Versilia, quella del Sele e del Volturno e presumibilmente anche altre. A fronte della situazione menzionata sarebbe ora di affrontare questo scenario, con uno sforzo congiunto e mondiale. Se il fenomeno non si arresterà, il riscaldamento globale avrà presto altre conseguenze inimmaginabili per la flora e la fauna del Mediterraneo, nonché allagamenti che colpiranno le coste ed i loro abitanti con esiti disastrosi.

Il Team di Breaknotizie

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