Il Governo degli “amici”

Il Governo degli “amici”

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SI DIMETTE IL MINISTRO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE FEDERICA GUIDI, DOPO “L’IMBARAZZO” DOVUTO ALL’INTERCETTAZIONE DURANTE LA QUALE GARANTISCE L’OK A UN EMENDAMENTO CHE FAVORISCE GLI INTERESSI DEL CONVIVENTE.


Dall’inchiesta sui rifiuti in Basilicata esce indagato il compagno del ministro Federica Guidi, che si è dimessa dopo che è stata diffusa l’intercettazione in cui garantiva l’approvazione di un emendamento alla legge di Stabilità che favoriva gli interessi economici delle imprese del suo conviventeGianluca Gemelli. Gemelli, imprenditore e commissario di Confindustria Siracusa, è accusato di traffico di influenze illecite.

La storia è ricostruita negli atti dell’inchiesta che ha visto l’arresto di sei persone. Atti nei quali c’è appunto una serie di conversazioni telefoniche dirette tra Guidi e Gemelli, tra i quali c’era “una relazione di convivenza”, come si legge nelle carte. L’imprenditore era interessato a fare in modo che si sbloccasse l’operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total, perché secondo l’accusa le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di sub appalti. E di questo parla al telefono con la compagna.

Che, il 13 dicembre, lo rassicura, come ricostruito da Repubblica: “Dovremmo  riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Mariaelena la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!”.

Quando il bubbone scoppia, la Guidi lascia e scrive una lettera al premier Renzi nella quale si dichiara «assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato» (?!).

Orbene, si nota che emerge anche il nome del ministro Boschi (la Maria Elena della telefonata) che è rimasta per mesi protagonista delle cronache dopo il crac di Banca Etruria, di cui il padre era vicepresidente.

Al momento Boschi-padre per quei fatti è stato chiamato a pagare 300 milioni di euro, in solido con altri 36 ex manager dell’istituto di credito.

Interessante il servizio del settimanale Panorama che a febbraio aveva ricostruito i retroscena della famiglia Boschi, fin dall’inchiesta anni fa che aveva coinvolto il padre della ministra, con l’accusa di turbativa d’asta per il caso della Fattoria di Dorna.

Intanto i risparmiatori che con i crac delle banche nel 2015 hanno perso tutto sono ancora in ambasce. Da sottolineare, come scrive l’Huffington Post, che «tra tutti gli obbligazionisti subordinati cosiddetti “retail”, ovvero piccoli risparmiatori non “istituzionali”, la metà di quelli che nell’operazione salva Banche ha perso tutto, viene da quella Banca d’Etruria che faceva capo al padre della ministra Maria Elena Boschi».

E, come spiega Il Fatto Quotidiano, sui rimborsi alle vittime del decreto Salva-banche il governo continua a latitare. A quattro mesi dai fatti e allo scadere del termine del 30 marzo previsto dalla legge di Stabilità per il varo delle norme attuative per gli arbitrati e l’accesso alfondo da 100 milioni stanziato per i risarcimenti, manca ancora una posizione ufficiale dell’esecutivo. I decreti non sono stati varati, il fondo non è stato reso più capiente, le situazioni drammatiche di chi ha perso tutto continuano a restare tali, mentre il viceministro dell’Economia Enrico Morando si limita a dire che “stiamo lavorando per ottenere un allargamento delle maglie.

Ed era stato sempre Il Fatto Quotidiano a fare una “radiografia” del governo Renzi al momento della scelta della squadra nel 2014: «Renzi parte con 5 indagati e 24 riciclati» scriveva.

E ancora: «Nella squadra di governo son presenti un ex giudice, Cosimo Ferri, e un avvocato, Enrico Costa, che rappresentano un favore al Cavaliere. Ci sono poi gli indagati – quattro del Pd e il ministro Lupi di Ncd – e infine ben 18 sottosegretari già presenti nell’esecutivo di Enrico Letta. Come erano stati confermati anche sei ministri. Quello che resta e appare è una squadra che sembra lontana dal vento di presunto cambiamento e innovazione che ha portato il sindaco di Firenze a scalare gerarchie e ruoli politici. E anche per quanto riguarda la parità di genere il segretario del Pd, questa volta, non è stato in grado di rispettare le quote rose come avvenuto e pubblicizzato invece per i ministeri».

Ah…, giusto per curiosità, Antonio Razzi è segretario della Commissione Affari Esteri del Senato. Proprio lui, il Razzi di Crozza.

Insomma… chi si stupisce è bravo!

 

 

 

 

Fonte: Il Cambiamento

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