Il governo americano non disdegnava che i suoi cittadini all’estero cacciassero leoni rari?

Il governo americano non disdegnava che i suoi cittadini all’estero cacciassero leoni rari?

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Anche prima del “caso Cecil” sembra che il Governo degli Stati Uniti non fosse per dispiaciuto se venivano uccisi leoni rari, almeno così traspare da un nuovo documento di Wikileaks.

Il documento in questione sarebbe una nota segreta sui cacciatori statunitensi nello Zimbabwe, inviata da un funzionario Usa alla CIA. Il documento chiarirebbe alcuni lati oscuri sull’uccisione di Cecil, il leone simbolo del Parco Nazionale dello Zimbabwe Hwange e una popolare attrazione turistica.
Sempre secondo Wikileaks, il documento che sarebbe datato 2008 e riporterebbe appunti classificati a firma dell’allora ambasciatore americano James D McGee, dimostrerebbe in modo inoppugnabile che l’Amministrazione USA era a conoscenza e chiudeva un occhio, anzi tutt’e due, sui cacciatori americani a caccia di trofei in Sud Africa.


Nonostante gli uomini del presidente si siano premurati di dichiarare la loro preoccupazione l’accaduto e abbiano offerto tutto l’aiuto possibile, inclusa la possibilità di aprire un’indagine ufficiale, il documento di Wikileaks apre il sipario su un’altra realtà. Una realtà che dietro alle frasi di circostanza e alle dichiarazioni ufficiali vede il Governo degli Stati Uniti preoccupato, sì, ma per il fatto che i cacciatori americani possano essere accusati di bracconaggio o contrabbando, con buona pace delle specie in via di estinzione. Il tutto per ingraziarsi i facoltosi turisti ricchi.


Ma l’ambiguità è cittadina del mondo: anche la legislazione interna dello Zimbabwe ci mette del suo con regole in contraddizione fra loro. Infatti, in una delle note contenute nel documento in questione, l’ambasciatore USA faceva notare la legalità delle uccisioni poiché i cacciatori avevano chiesto ed ottenuto regolari permessi per abbattere gli animali, direttamente dalle direzioni dei parchi, anche se la legge nazionale dello Stato sancisce il divieto alla caccia commerciale.
Vien da credere a Walter Palmer quando dice di essere convinto di non aver infranto la legge. Pensare che dopo aver sborsato la ragguardevole cifra di 55.000 dollari americani oggi si trova accusato dallo Zimbabwe, il quale ne ha chiesto l’estradizione per poterlo giudicare.


Eppure, in un’intervista rilasciata al Colorado News, lo stesso Palmer ha dichiarato che per quanto gli risulta tutto il viaggio era stato gestito in modo ufficiale e legale, gestendo la cosa secondo le leggi ed i regolamenti. Il cacciatore si è anche detto disposto a rispondere a qualunque richiesta di informazioni possa essergli posta dai governi dei due Paesi e ha ribadito tutto il suo rammarico per la morte del leone, conseguenza di uno sport che egli ama e pratica sempre in modo legale e responsabilmente.


La situazione, però, si sta complicando: alla Casa Bianca è stata consegnata una petizione con 160.000 firma in cui si chiede la formale estradizione di Palmer nello Zimbabwe, per essere processato. Poiché secondo le attuali normative basterebbero 100.000 firme, il Governo non può far finta di nulla e nei prossimi giorni sarà obbligato a prendere posizione e fornire delle risposte.
Forse è giunto il momento, per lo Zimbabwe, di rivedere le sue leggi sulla protezione degli animali. Però con un apporto di 20 miliardi di dollari alle casse dello Stato derivanti dai trofei di caccia, pagati per la maggior parte da cacciatori statunitensi, l’ambiguità di certe leggi non suona poi così strana…

Il team di BreakNotizie

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