Il Financial Times diventa Giapponese: venduto a Nikkei per 1,2 miliardi

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Una notizia che arriva da Londra cambia il panorama della stampa britannica e la bandiera del “Sol levante” sventola ora sulla “City”.

Il Financial Times, forse il più famoso quotidiano finanziario del mondo è passato di mano e dal gruppo inglese Pearson è approdato alla giapponese Nikkei, uno dei maggiori gruppi giapponesi. La cifra di acquisto che è stata comunicata è di 844 milioni di sterline, che al cambio attuale sono pari a 1,2 miliardi di euro. Il gruppo inglese aveva dichiarato pochi giorni fa che Ft Group era in vendita, e la chiusura delle trattative con la Nikkei è arrivata poco dopo. La notizia ha destato sicuramente stupore e questa acquisizione nel mondo della finanza è stata paragonata a quella che nel 1989 fu effettuata dalla Mitsubishi, che acquistò uno dei simboli di New York, il Rockfeller Center.

Le cose in effetti stanno un po’ diversamente in quanto allora si registravano altissimi valori della moneta giapponese ed inoltre erano stati acquistati degli immobili, mentre adesso la mossa di Nikkei, che è il maggiore quotidiano economico mondiale è volta a cercare una sinergia che sia efficace soprattutto nel mondo del digitale. Il quotidiano giapponese vende circa 3,2 milioni di copie nella sua edizione cartacea, ma per quanto riguarda quella elettronica, si mantiene al di sotto del Financial Times, con le sue 430mila copie contro le oltre mezzo milione che vengono vendute dal quotidiano inglese. Nel pacchetto che è passato di mano è compreso quindi non solo il quotidiano, ma anche il suo portale e web, ed una serie di testate collegate al Financial Times tra le quali The Banker, Money-Media, Investor Chronicle e How to spend it.

Restano invece escluse la quota di The economist Group (50%) e del russo “Vedomosti”, oltre che la proprietà immobiliare londinese di Southwark Bridge. Nella nota che ha emesso per confermare la vendita, la Pearson ha spiegato che dopo quasi 60 anni di proprietà della testata, negli ultimi tempi ha assistito ad un calo del successo, dovuto principalmente alla crescita imperiosa dei “dispositivi mobili” ed alla diffusione su scala mondiale dei social network. Da qui la decisione di lasciare completamente questo settore e rivolgere la sua attenzione su un settore nuovo per Pearson, come quello dei libri scolastici e di quelli delle università. L’operazione di vendita annunciata ha dei tempi tecnici e dovrebbe concludersi entro la fine del 2015.

Le strategie commerciali che hanno portato Pearson e Nikkei a concludere l’affare sono certamente importanti, ma negli ambienti della finanza si nota con dispiacere che nessun gruppo europeo abbia voluto investire risorse nel quotidiano della City, una testata storica, che oggi ha a libro paga circa 500 giornalisti sparsi in 50 nazioni diverse e che tra l’edizione cartacea e quella digitale arriva a vendere ogni giorno 740mila copie. Un dato che oltretutto risulta in salita, con un aumento percentuale del 30% durante gli ultimi 5 anni. Nel sito dello stesso Financial Times viene spiegato con chiarezza che la Nikkei, anch’essa una casa editrice storica, la cui nascita risale al 1876, ha avuto un solo concorrente europeo, la Axel Springer, una casa editrice tedesca.

Le prime voci di una possibile cessione del Ft Group erano venute fuori nel 2012, ma erano state immediatamente smentite da Marjorie Scardino, all’epoca a.d. di Pearson. Anche al momento della sostituzione della Scardino con John Fallon, avvenuta nel mese di gennaio del 2013, il nuovo a.d. dichiarò che il Financial Times era una parte integrante e strategica dalla Pearson, ma oggi è proprio lui ad augurare al Ft Group un futuro denso di soddisfazioni sia dal punto di vista giornalistico che da quello commerciale, con la nuova proprietà.

Il team di BreakNotizie