Il fallimento del cotone OMG e la rinascita del Burkina Faso

Il fallimento del cotone OMG e la rinascita del Burkina Faso

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In Burkina Faso la raccolta di cotone ha avuto una grande impennata negli ultimi mesi: questo grazie ad una scelta coraggiosa ma obbligata da parte degli agricoltori. Ecco di cosa stiamo parlando!

Il Burkina Faso non ha attraversato momenti felici nell’ultimo mezzo secolo, colpito duramente dal governo dittatoriale e dalle leggi imposte che ne hanno condizionato le attività commerciali e, in special modo, il settore agricolo.

In tal senso, negli ultimi anni la raccolta di cotone nel Paese africano ha subito una forte penalizzazione a causa delle scelte dei politici: non sono diminuite solo le quantità raccolte ma anche la qualità del prodotto. Questo avveniva per la collaborazione stretta dal governo burkinabé con Monsanto, che consisteva nella raccolta di cotone geneticamente modificato. Gli agricoltori si sono ribellati a questa situazione perché i guadagni diminuivano sempre di più e, pertanto, hanno pensato bene di abbandonare i terreni di Monsanto e raccogliere cotone in modo tradizionale, entro i propri confini.

La collaborazione tra Monsanto e il Burkina Faso è iniziata nel 2009. In quel tempo il Paese africano versava in condizioni economiche pessime, tanto che la raccolta di cotone OGM portava con sé le speranze di crescita e sviluppo del territorio. Tuttavia, i risultati non furono assolutamente soddisfacenti a causa della scarsa rivendibilità del prodotto raccolto: questo non era di buona qualità e quindi poco appetibile in fase di trattativa ai potenziali acquirenti.

Dal lato opposto, l’abbandono dell’appoggio lavorativo offerto da Burkina Faso ha causato – ovviamente – molte polemiche e ripercussioni anche dal punto di vista economico. E non finisce qui: oltre il danno, la beffa. Sembra, infatti, che molti altri Paesi che collaborano insieme a Monsanto per la raccolta di cotone OGM stiano pensando di seguire l’esempio dei coraggiosi agricoltori burkinabé, per lasciare la soluzione – non particolarmente conveniente – del cotone geneticamente modificato, per tornare al metodo tradizionale.
Gli esponenti di Monsanto hanno provato a difendersi dicendo che in Burkina Faso si è fatto un utilizzo improprio e sproporzionato del cotone accumulato e che, su richiesta della controparte, si sarebbero messi a disposizione per far conoscere agli agricoltori le tecniche giuste per un buon uso del prodotto.

Da circa quattro anni si è verificato un calo drastico della qualità del cotone OGM, al contrario di quello che ci si poteva attendere. In relazione a ciò, le maggiori aziende produttrici (che giustificavano la propria scelta dicendo che la coltivazione sarebbe stata meno esosa economicamente e avrebbe condotto a dei ricavi sostanziali) sono entrate in crisi nel mercato internazionale se messe a confronto con altre che utilizzavano, al contrario, il cotone tradizionale. Quest’ultime, infatti, registravano guadagni maggiori sul lungo termine.

Di conseguenza, nonostante i molteplici tentativi da parte di Monsanto di modificare le proprie sementi, le aziende hanno deciso di abbandonare l’utilizzo del cotone OGM.
Recentemente, inoltre, le stesse hanno riferito agli agricoltori di non coltivare più cotone geneticamente modificato e di piantare, al contrario, quello tradizionale.
Una scelta coraggiosa ma necessaria per far risollevare l’economia agricola.

 

 

Il team di BreakNotizie

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