Il disastro “sociale” dell’Eurozona: ecco perché la moneta unica è stata un fallimento

Il disastro “sociale” dell’Eurozona: ecco perché la moneta unica è stata un fallimento

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Un articolo pubblicato dal “The Telegraph” e un nuovo rapporto dell’Eurostat certificano il fallimento dell’Eurozona.

Un commento pubblicato di recente nella rubrica economica del “The Telegraph” ha riacceso il dibattito sull’utilità o meno di avere una moneta unica in Europa. Il suddetto articolo, a firma di Matthew Lynn, fa una spietata analisi delle criticità presenti nella cosiddetta Eurozona, snocciolando dei dati che confermano il trend negativo degli ultimi mesi: nei Paesi che hanno adottato l’Euro è in crescita il tasso di povertà e anche il numero di persone che si trovano in “una condizione di grave deprivazione materiale“. Secondo il columnist del tabloid britannico, non si tratta di una coincidenza e per questo afferma che la stessa Eurozona “is turning into a poverty machine” (ovvero, sta diventando una macchina che crea povertà).

EUROZONA SOTTO ACCUSA – L’intervento del “The Telegraph” è solo l’ultimo, in ordine di tempo, a riflettere sul peggioramento del tenore di vita in tutti gli Stati che fanno parte di quell’area che ha adottato la moneta unica. Già da tempo, infatti, si è fatto più consistente il fronte di coloro che chiedono una revisione dell’attuale sistema monetario, se non proprio un accantonamento definitivo dell’Euro. Al di là di queste soluzioni “di rottura“, al momento ancora non percorribili, è allarmante il quadro prospettato dalla pubblicazione degli ultimi indicatori socio-economici. Infatti, una conferma super partes arriva proprio dall’Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea: negli ultimi sette anni è cresciuto il numero di coloro che sono “a rischio di povertà o di esclusione sociale” negli Stati Membri.

LA “FOTOGRAFIA” DELL’EUROSTAT – Analizzando il rapporto fornito dall’Eurostat, si nota che le situazioni più drammatiche sono registrate in Grecia (35,7% di poveri) e a Cipro (28,1%), con degli incrementi nell’ordine di 6 punti percentuali nel periodo preso in esame (2008-2015). E anche Paesi insospettabili come il Lussemburgo non sembrano passarsela bene, se è vero che il tasso di povertà fa registrare un incremento, toccando quota 18,5%. Quello che stupisce, tuttavia, è il raffronto con gli Stati al di fuori dell’Eurozona. Nonostante anche qui sussistano diverse problematiche, vi sono dei casi virtuosi: ad esempio, in Polonia la percentuale di poveri è scesa dal 30,5% al 23% e dati analoghi sono riscontrabili anche in Romania, dove si segnala un incoraggiante -7% rispetto al 2008. Insomma, due indizi farebbero una prova e la tesi dell’articolo del “The Telegraph” è che l’esperienza dell’Euro è fallimentare anche dal punto di vista sociale.

FALLITO L’OBIETTIVO-2020 – Lynn conclude il suo pezzo ponendo l’accento su un aspetto poco considerato: si parla spesso dell’impellente salvataggio degli istituti di credito, delle misure adottate dalla Banca Centrale Europea, dell’andamento del mercato obbligazionario, del Patto di Stabilità, ma non si coglie mai il vero problema. Fin quando non si affronterà questa situazione in un’ottica etico-sociale, anziché meramente economico-finanziaria, non si avrà chiaro il futuro che attende milioni di cittadini: nell’intera Unione Europea, l’8% della popolazione versa in “condizioni di deprivazione materiale“, sperimentando quello che è il tenore di vita di chi risiede nei Paesi non sviluppati (mancanza dei beni di prima necessità e impossibilità ad avere più di un pasto completo al giorno). E il fatto che, secondo tali indicatori, alcuni Stati dell’Eurozona sono in testa a questa non invidiabile classifica è preoccupante. Tempo fa l’Unione si era posta come obiettivo una sostanziale riduzione della povertà entro il 2020: sin da ora, si può constatare che ha fallito su tutta la linea.

 

 

Il team di BreakNotizie

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