Il declino del petrodollaro mette in pericolo l’egemonia degli Stati Uniti

Il declino del petrodollaro mette in pericolo l’egemonia degli Stati Uniti

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Il declino del petrodollaro e la crescente opposizione allo standard americano mette in pericolo l’influenza degli Stati Uniti

L’influenza degli Stati Uniti sul resto del mondo è in fase di graduale riduzione. A mettere in pericolo la sua posizione di preminenza è il progressivo declino del petrodollaro, istituito nel 1971 e da allora difeso anche a suon di interventi militari dal governo di Washington. Ora, però, l’opposizione al petrodollaro è sempre più vigorosa, alimentata anche dal blocco operato nei confronti del Qatar da alcuni stati del Golfo.
Se il motivo addotto per questa mossa risiede nel fatto che il Qatar sarebbe tra i principali sponsor del terrorismo, molti osservatori fanno invece notare come siano ben altre le ragioni che hanno ispirato questa decisione.

Il Qatar nel mirino: le ragioni

Nel corso dell’ultimo biennio, il Qatar ha dato vita ad operazioni che hanno visto l’impiego di yuan al posto del dollaro, firmando una serie di accordi con la Cina. La cooperazione economica tra i due Paesi prefigurata da questi accordi va poi a saldarsi con il possesso da parte dello stato del Golfo di ingenti giacimenti di gas naturale, i più grandi del mondo con quelli ubicati all’interno dell’Iran. Proprio per questo motivo i due Paesi sono in grado di esercitare una significativa influenza regionale che, secondo molti analisti, li rende un potenziale bersaglio per gli Stati Uniti.

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Il declino degli Stati Uniti

La nuova situazione venutasi a delineare in un’area del mondo considerata di importanza strategica si cala peraltro in un momento storico che vede il progressivo declino politico degli Stati Uniti. L’interventismo di Cina e Russia, che cercano di fungere da polo di attrazione per chi cerchi di affrancarsi dalla Federal Reserve, ha creato una ulteriore crepa nel sistema di alleanze di Washington, anche per il sempre più evidente fastidio dell’opinione pubblica mondiale per l’attivismo sfrenato degli Stati Uniti.
Se la forza militare americana è ancora intatta, occorre però sottolineare come l’economia che dovrebbe finanziarla sia in fase di deterioramento, anche a causa del protagonismo messo in mostra dai BRICS. Il Qatar non è che l’ultimo Paese a provare ad aggirare il potere imperiale del dollaro. Già la Russia, accettando i pagamenti in yuan, e l’Iran, che ha abbandonato il dollaro in risposta al cosiddetto Travel Ban di Donald Trump, avevano fatto capire come l’atmosfera stesse mutando.

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I mutamenti geopolitici

L’aria di generale contestazione verso l’euroburocrazia sta mutando anche il clima europeo. Molti analisti sono concordi nel ritenere come l’esempio della Brexit potrebbe spingere altri governi a cavalcare il tema dell’abbandono di una UE appiattita sulle posizioni tedesche.
Il problema riguarda anche gli stati dell’Est, che in una simile eventualità potrebbero tornare a guardare alla Russia oppure rivolgersi alla Cina o all’India per potersi assicurare le risorse necessarie alle loro economie.
Dal canto loro, russi, cinesi e indiani stanno portando avanti ormai da anni una politica di rastrellamento dell’oro sui mercati. Una mossa dettata dalla constatazione che l’iperinflazione che storicamente li affligge aumenta in maniera esponenziale il ruolo fondamentale dei metalli preziosi all’interno dei rispettivi sistemi monetari.
L’altro motivo che spiega questa politica è stato ricordato dall’economista James Rickards, secondo il quale Mosca e Pechino temono che il governo statunitense voglia risolvere la questione del troppo elevato debito promuovendo processi inflattivi sempre più forti.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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