Il Comune di Palermo caccia gli artisti di strada

Il Comune di Palermo caccia gli artisti di strada

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In attesa di una legge in grado di regolamentare la presenza degli artisti di strada, il Comune di Palermo preferisce cacciarli: il caso di Hotze Convalis

Quanto accaduto a Palermo ha suscitato notevole clamore, ma non si tratta certo di un caso isolato: sono numerose le città in Italia in cui è assente una legge capace di regolamentare la presenza degli artisti di strada nelle vie cittadine, e spesso la soluzione alla quale si affidano i comuni consiste nel cacciare via artisti e musicisti. Questo è quanto accaduto a Hotze Convalis, musicista olandese, già allontanato più volte dalla città e ora addirittura esiliato: per ben tre anni non potrà mettere piede nel capoluogo siciliano.

Una decisione drastica e che ha fatto discutere non poco per la sua durezza, anche perché Hotze non ha fatto nulla di male se non suonare la sua musica per le vie della città. A poco è servita la mobilitazione da parte degli artisti di strada per far rimuovere il provvedimento nei confronti di Hotze, che paga in prima persona per colpe non sue: di certo, infatti, non si può attribuire a lui l’assenza di un regolamento che consenta di fare musica rispettando la legge.

Ad oggi, infatti, chi fa musica in strada finisce spesso per essere considerato un vero e proprio fuorilegge solamente perché mancano delle leggi da rispettare. Quanto accaduto a Palermo è emblematico circa la situazione che coinvolge molte altre città in Italia: a livello amministrativo, chi è chiamato a decidere per quanto concerne musica e spettacolo spesso non ha le conoscenze adeguate in questo specifico settore e, anzi, la maggior parte delle volte le figure che gestiscono tutto ciò che è legato all’arte, alla cultura e allo spettacolo sono a digiuno di tali tematiche.

La mancanza di competenza sta alla base della difficile – in certi casi – convivenza fra arte e legge. E così chi lavora in strada, con la musica e con l’arte, viene considerato un lavoratore di serie B, lasciato privo di tutele e trattato, come nel caso di Hotze, addirittura come un criminale, costretto a stare in esilio per tre anni senza poter mettere piede nella città in cui aveva scelto di vivere. Il provvedimento attuato nei suoi confronti si è trasformato in una limitazione della sua libertà: e questa, alla fine, è la vera ingiustizia.

Il team di BreakNotizie

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