Il clima cambia e l’allergia arriva in anticipo

Il clima cambia e l’allergia arriva in anticipo

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La primavera è, notoriamente, croce e delizia di ogni persona che soffra di qualche allergia. Infatti con l’arrivo della bella stagione si scatenano raffreddori da fieno, irritazioni e starnuti a non finire.


Se però fino a qualche anno fa si poteva avere una qualche certezza riguardo alla stagione più colpita da questi fenomeni, adesso con il mutare delle condizioni climatiche anche le allergie subiranno delle modifiche rilevanti.
La questione del cambiamento del clima è fondamentale sotto più punti di vista. Essa comporta degli stravolgimenti che si ripercuotono direttamente sulle temperature terrestri, sulla flora e sulla fauna, ed anche sulla qualità della nostra vita in modo diretto ed indiretto.
Inverni sempre più corti, sempre più caldi e meno piovosi e nevosi: queste sono state le caratteristiche delle stagioni fredde degli ultimi anni, che sembrano accentuarsi sempre di più al trascorrere di ogni anno.
Caratteristiche che preoccupano meteorologi e studiosi del clima e dell’ecosistema, ma che dovrebbero preoccupare anche noi.
Le allergie si manifestano in anticipo a causa degli sbalzi climatici e degli estremi mutamenti qualitativi dei nostri inverni. E così, fra estati piovose e fredde ed inverni con il sole perenne, diventa sempre più difficile prevedere quali saranno i prossimi sviluppi.

Il clima sempre più caldo e primaverile nonostante siamo nella stagione invernale ha provocato il “risveglio” di diversi alberi come noccioli, ontani, cipressi e tassi, i quali in conseguenza alla stimolazione climatica stanno rilasciando nell’aria pollini, praticamente con due mesi abbondanti di anticipo rispetto alla media primaverile.
Le conseguenze sono proprio le allergie: occhi rossi, pruriti, starnuti e raffreddori cronici sono all’ordine del giorno a gennaio e febbraio. Questi sono i risultati di un’impollinazione giunta con troppo anticipo, ovviamente a causa di un clima troppo caldo e secco per la stagione invernale.
Quando finisce l’inverno, normalmente, cipressi e noccioli impollinano, seguiti dalle graminacee.
I mesi invernali dalle temperature troppo alte, però, hanno stimolato l’impollinazione in anticipo, dando inizio (ed allungando) la stagione delle allergie primaverili.

I risultati di questa situazione non consistono solamente in un allungamento del periodo delle allergie, ma anche una preoccupante poli-sensibilizzazione, vale a dire che sempre più persone sono allergiche e fra di loro l’80% lo è nei confronti di più di una pianta.
La presenza di pollini diffusi può scatenare le reazioni nelle persone sensibili per un periodo davvero lunghissimo, più o meno da febbraio e settembre.
L’accorciamento della stagione invernale sembra portare inevitabilmente a conseguenze negative non solamente per l’ecosistema, ma anche per la salute.
I risultati sono riniti, congiuntiviti, problematiche inerenti all’apparato respiratorio, tosse, spasmi ai bronchi, che vanno ad aggiungersi ai sintomi influenzali che quest’anno hanno colpito soprattutto dopo le vacanze di Natale, nei primi giorni di gennaio.
Una situazione davvero drammatica se si prevede, come è plausibile, che in futuro la condizione climatica del nostro pianeta non potrà fare altro che peggiorare, a causa del buco nell’ozono ma anche a causa del crescente inquinamento.

 

 

Il team di BreakNotizie

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