Il caso Jovanotti

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JOVANOTTI PARLA E STRAPARLA ALL’UNIVERSITÀ DI FIRENZE.

DICE COSE GRAVISSIME MA L’ATTENZIONE DEI MEDIA SI CONCENTRA SU UN DETTAGLIO DI POCO CONTO.

Il video integrale dell’incontro all’Università di Firenze (inizio al minuto 35).


Non è tanto sul contenuto del discorso tenuto il 3 giugno scorso da Jovanotti all’Università di Firenze che si vuole puntare l’attenzione quanto sul meccanismo mediatico che ne è seguito. All’interno di un’ora circa di incontro Jovanotti ha parlato del cambiamento avvenuto negli ultimi 15 anni nel mondo, il giorno dopo sui media è scoppiato un caso sulle affermazioni da lui fatte sul lavoro, in particolare è stata contestato il suo riferimento ad un’esperienza personale, quando era ragazzo, riguardante un lavoro svolto gratuitamente nelle sagre paesane (h. 1,27 circa del video). Su questa affermazione il giorno seguente si sono accese forti polemiche delle quali si sono interessate le maggiori testate giornalistiche da Repubblica all’Huffington Post alla Stampa al Giornale, che hanno riportato la notizia corredata giustamente dalle precisazioni del cantante che chiariva di non aver mai voluto difendere lo sfruttamento dei lavoratori, particolarmente chiara è stata la trattazione del fatto effettuata da Simone Cosimi suWired.

Lo stesso trattamento non è stato però riservato ad un altro passaggio del discorso di Jovanotti (quello che parte ad un’ora circa del video) in cui egli ha raccontato di un incontro “a porte chiuse” al quale ha partecipato l’anno scorso. Se ne trova traccia ad esempio sul Giornale il 5 giugno in un articolo che nella sua brevità affronta  chiaramente l’argomento:

Quello che i media non hanno fino ad ora notato è che il cantante ha raccontato anche di un incontro a cui ha partecipato l’anno scorso: “Mi è successa una cosa l’altr’anno: sono stato invitato a un summit segr… ehm, privato, molto esclusivo ed organizzato da un’azienda molto importante di Internet”.

A questa riunione, prosegue Jovanotti, “erano state invitate le 80 persone più importanti del pianeta per quanto riguarda il futuro”. Quello a cui ha partecipato Jovanotti era un “evento off the records”, a porte chiuse. Ovvero blindatissimo, come sottolinea lo stesso cantante. “La cosa interessante di questo incontro è che c’erano premi Nobel, Ceo, amministratori delegate di case farmaceutiche, tecnologiche, femministe, ma non c’era un politico. C’era il capo della banca mondiale”. Perché non c’erano i politici? “Perché non servono. Le cose non si decidono più a livello politico”. “La politica – prosegue Jovanotti – amministra questa situazione, ma le decisioni non le prende più la politica”.

E fa persino un po’ sorridere quando Jovanotti cita un verso di una sua canzone – “è il tecnocrate di turno quello che ci fotte” – ma non si accorge che, molto probabilmente, l’incontro a cui ha partecipato era proprio un incontro di tecnocrati.

Incuriositi da queste sue affermazioni, abbiamo provato a contattare Jovanotti, per avere maggiori delucidazioni, ma, purtroppo, questa opportunità non ci è stata concessa.

La cosa interessante è che i lettori messi di fronte a queste dichiarazioni hanno commentato per la maggior parte in modo scettico ironizzando sulle condizioni di lucidità del cantante nel fare quelle affermazioni, in poche parole non ci hanno creduto.

Quando viene detta una cosa che va troppo oltre le idee consolidate, che non si inquadra in un “frame”, nella cornice con la quale vediamo il mondo, la reazione è non crederci. Da questo deriva che i segreti meglio custoditi sono quelli che se anche rivelati non verrebbero creduti. A riportare quanto detto da Jovanotti nell’ambito di una cornice di credibilità è stato un articolo pubblicato da Antonio Socci sul suo blog e su Libero il 7 giugno e che termina nel seguente modo:

Si potrebbe riderne. Un tempo alla Trilateral di italiani c’era Gianni Agnelli, poi è arrivato il Bildeberg e hanno invitato Lilli Gruber e Gianni Riotta.
Oggi i nuovi poteri forti convocano Jovanotti. Al prossimo summit segreto chiameranno Ficarra e Picone per rappresentare l’Italia?

La cosa non è così surreale come sembra. Ha un lato comico e uno inquietante.
Perché in certi attici del potere mondiale pensano davvero che la democrazia sia un ingombrante ferrovecchio, dannoso ai loro interessi, e sanno bene che le vere rivoluzioni (che sono pure le più redditizie) sono quelle del costume e che per realizzarle è molto più utile la star del rock, l’attore o lo sportivo, che i politici e i governi.
Basti vedere come è stato imposto nel mondo l’incredibile dogma ideologico del gender, inimmaginabile fino a dieci anni fa.
Un pensiero unico, come una marea montante improvvisa, che – dall’Onu alla Casa Bianca – è stato imposto attraverso i media e i “personaggi” che fanno moda e opinione. E i politici e i governi si devono adeguare. Seguono ed eseguono.

In questo circo è utilissima anche la “grande chiesa” di Jovanotti, quella “che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi ec ec”.
Pure i noglobal fanno gioco. Tutti recitano la parte assegnata nel gran teatro del mondo moderno che deve demolire “il vecchio mondo”. Ma sono le odiate multinazionali a fare la regia. E la fanno – chissà perché – a porte chiuse…

Non abbiamo alcun modo di sapere se quello che ha raccontato Jovanotti corrisponda veramente alla realtà, dobbiamo scegliere di non crederci o di crederci, ma su una cosa possiamo fare un’analisi, e cioè su come i media abbiano largamente scelto di non dare risalto a questa parte del discorso per concentrare l’attenzione su quella dedicata al lavoro gratuito.

Che siano le grandi società a dettare le linee guida per la società del futuro e che per farlo si possano servire anche di “testimonial” un po’ lo si poteva immaginare, che i media manipolino o nascondano le notizie per raccontare un mondo che ritengono desiderabile o per nascondere quello che viene ritenuto politicamente scorretto non abbiamo bisogno di immaginarlo, ce lo ha dimostrato questo episodio.

 

 

Fonte: Critica Scientifica

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