I fattori limitanti nel sistema tecnogeno

I fattori limitanti nel sistema tecnogeno

- in Spiritualità
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Cosa serve a un uomo per essere in grado di disporre autonomamente
del proprio destino? Gli servono tre cose semplici, ma allo stesso tempo non immediatamente disponibili:

una volontà libera,
una coscienza libera,
un’energia libera.

Non sono cose facilmente disponibili perché, come abbiamo chiarito nei capitoli precedenti, nel sistema (“matrix”) esistono, a fronte di esse, tre fattori limitanti:

la cattura dell’attenzione,
l’obnubilamento della coscienza,
il blocco dell’energia.

A dire il vero vi è un quarto fattore deterrente, poco chiaramente percettibile ma non meno forte. Chiamiamolo l’oppressione (pressing) della vita in generale, ciò che la vita è, come ci è imposta.
Se guardiamo noi stessi, il mondo che ci circonda e il nostro posto in esso, non è difficile capire che siamo costantemente oppressi da qualcosa, un carico di circostanze, di obblighi, di termini, di condizioni, di fini, di valori. La vita crea tensione perché essa ci è come imposta dall’esterno. Ognuno di noi, venendo in questo mondo, vi arriva dotato di una propria individualità, unicità. Ma l’obiettivo del gioco, al tempo stesso, è generale, e le sue regole sono uguali per tutti.
Esattamente lo stesso tipo di oppressione si può provare in certi squallidi sogni inconsci, che risultano imposti, dati, non scelti. Essi opprimono perché ci si sente costretti a vivere in questi sogni e ancora perché non si capisce il motivo per cui essi siano stati imposti e anche perché non si può fare nulla a
riguardo. Da qualche parte, nel profondo del cuore, cova una sensazione dimenticata, quella di essere stati un tempo liberi e capaci di tutto, quando non c’era nulla di impossibile. E invece ora, per qualche motivo, non ci si sente liberi, ci si sente in qualche modo bloccati e limitati nelle proprie possibilità.

La pressione opprimente si manifesta prima di tutto nel fatto che alle persone vengono imposti falsi fini, falsi stereotipi e falsi modelli di successo e di vie per raggiungerlo. Tutto questo per la maggior parte dei casi non concorda con le qualità individuali, scardina la personalità, rompe l’IO.
Ma gli uomini, immersi nel loro sogno inconscio, pensano che a queste norme ci si debba adeguare.
Succede letteralmente questo: alle persone vengono appese delle mollette mentali. La ragione e la volontà si rivelano bloccate, come un abito che prima stava addosso liberamente e comodamente
e poi viene tirato e spillato da tutti i lati. Le persone si muovono come se fossero staccate, disattivate, disallineate.

L’energia dell’intenzione viene bloccata dalle mollette, si crea stasi, ostruzione, inibizione. In tali circostanze la possibilità di gestire la propria realtà è ridotta al livello più primitivo.
Le mollette vengono appese secondo il seguente algoritmo:

1. Viene mostrata un’immagine patinata di qualcosa, “un confetto”,
un’esca da prendere (ci mostrano costantemente gli
stessi “confetti” stereotipati).
2. Da tale immagine si arriva a una conclusione (deduzione), che viene presentata al nostro giudizio: ci credete, siete d’accordo?
3. Più avanti viene spiegato lucidamente che “il confetto è delizioso”
ma in questo mondo nulla si dà così semplicemente
e facilmente. Ancora: siete d’accordo?
4. Se sì, si appende una molletta.

Ecco un esempio di come si fa. Un buon lavoro è considerato un posto di prestigio, che non sporca le mani, ben remunerato. Volete un lavoro di questo tipo? Beh, certo che lo volete. Per questo buon lavoro assumono esperti di classe con una vasta esperienza oppure si ottiene il posto tramite conoscenze. Voi non avete né esperienza, né conoscenze.
Siete d’accordo? Significa che voi potete sognarvi un buon lavoro. Non ci credete? Ma sapete quante persone come voi vorrebbero avere un buon posto? E non solo come voi, ma molto meglio di voi. I datori di lavoro scelgono i migliori. Voi non siete i migliori. Siete d’accordo? Vedete… Un buon lavoro ve lo potete solo sognare. Non cercate neanche di averlo. Lavorate con voi stessi. Dovrete lavorare tanto e seriamente.
E se poi si trova qualche dissenziente che non crede subito o non crede a tutto, la prima brutta esperienza lo metterà immediatamente al suo posto. Come risultato l’uomo, oppresso da questo stato di cose, accetta il quadro proposto nella configurazione del suo mondo e si immerge in un sogno penoso. Il mondo tutt’intorno è un ambiente aggressivo e ostile, in cui conquistarsi un posto al sole è molto difficile.
Di fatto l’uomo moderno è coinvolto in una corsa per tutto quello che egli, dal punto di vista della societá, deve raggiungere, e per questo si trova in uno stato di stress incessante. È incredibile
come possa resistere a tutto ciò, tanto più che la pressione cresce di giorno in giorno. Perché?
Fino a poco tempo fa, gli stereotipi della società non avevanouna pressione e una forza così massicci, perché non esisteva il sistema globale di sincronizzazione delle informazioni che abbiamo ora. Oggi tutto è avvolto nella stessa ragnatela. Un innocente, come pare, scambio di informazioni avviene alla velocità della luce. Di per sé lo scambio di informazioni non è nemmeno la cosa più importante. Un ruolo decisivo è svolto da un processo completamente diverso, lo scambio di opinioni. Ogni tipo
di classifica, scelta, selezione, concorso, tele-show, blog, forum, YouTube” e, infine, il cliccaggio di “mi piace-non mi piace”, tutto ciò è lo scambio e la sincronizzazione delle opinioni.

Curiosamente, nessuno pensa al perché e a chi serva. Il sistema, quasi appositamente, ha programmato le persone in modo tale che esse siano disposte a condividere volentieri le loro opinioni
su tutto, senza interrogarsi sullo scopo e il significato del processo in atto. Tutti pensano solo di partecipare a una specie di gioco divertente e in ognuno si crea l’illusione di star giocando
di propria libera volontà. Nessuno sospetta che il gioco sia controllato dall’esterno e persegua un fine che non è stato dichiarato. Nessuno ha l’impressione di “non essere lui a condurre”
il gioco ma di “essere condotto”. E in cosa consiste allora il fine e il senso di questo processo?
La proprietà più sgradevole e viscida del sistema è la sua capacità di intrecciare illusioni e agire furtivamente, di soppiatto.

L’uomo nel sistema comincia a volere proprio quello che conviene al sistema. La sua coscienza diventa fresata perfettamente a misura delle esigenze del sistema. Come raggiungere questo scopo?
Basta ritagliare da un’individualità non standardizzata un ingranaggio standardizzato. La sua visione del mondo, i suoi pregi, i suoi difetti, le sue capacità, le sue esigenze, tutto dev’essere unificato. Pian pianino, senza fretta, in un modo o nell’altro, one way or another, si deve riportare tutto a un denominatore comune, fare di ogni erba un fascio.

Ebbene, questo stesso “mi piace-non mi piace”, in una forma o nell’altra è un metodo di sincronizzazione delle opinioni, unificazione dei valori, creazione di standard e stereotipi. Ogni singolo e unico IO viene gradualmente livellato sotto il chiasso dell’“opinione pubblica”. In ciò sta il senso e il fine del gioco. È tutto molto semplice: tanto meglio sono sincronizzate le opinioni, tanto più simili sono gli ingranaggi. Usciranno dalla catena di montaggio tutti uguali, come se fosse uno solo, unificati e standardizzati.

Su questo stesso principio funziona qualsiasi sistema totalitario. Forse che il sistema tecnogeno, con la sua avidità, ipocrisia, falsa “democrazia” e simili amenità è in qualcosa meglio del sistema totalitario? Niente affatto. La differenza è solo una: nel sistema totalitario
l’unificazione avviene in modo forzato, mentre in quello tecnogeno essa avviene in toni morbidi, subdoli, impercettibili.

Di fatto, l’“appendimento” di mollette mentali è questo stesso processo di livellamento della personalità. Il principio della società “se così pensano e fanno tutti significa che è giusto”, funge da sorta di asse attorno a cui ruota quest’intero processo. E in qualità di pignoni di guida, opera, per quanto strano possa sembrare, qualcosa cui “nessuno avrebbe mai pensato, nessuno avrebbe mai creduto”: delle forme innocenti di scambi di opinioni nella ragnatela delle informazioni.
Esempi viventi di come tutto ciò avvenga nella realtà li potete trovare facilmente, osservando un po’. Che dire, resta solo da stupirsi di quanto genialmente si sia auto-organizzato il sistema.

[Sta seduto buono al tuo posto, nella tua cella, e fai clic sul pulsante, come si deve. Crea i prodotti del sistema, e consuma tutto quello che il sistema ti dà. Rispetta le regole del pendolo, “fai come faccio io.” Segui il principio della società: “Se lo fanno tutti, allora è giusto.” E che non ti venga in mente di abbandonare le file! E, ancora, la cosa più importante: sii sempre collegato con la rete. Sii nel sistema. Non separarti mai dai gadget che ti permettono di esserlo sempre. Presta attenzione al flusso di informazioni in entrata. Partecipa al coro collettivo, rispondi ai comandi per essere sempre in risonanza con la rete, per esserne una parte. Non cercare la tua strada: essa ti verrà indicata. Non pensare, non affaticare la testa: ti verrà tutto raccontato e mostrato. Devi fare una cosa sola: imparare a rispondere ai comandi nel modo più primitivo, formarti i riflessi condizionati necessari per rispondere al posto giusto e al momento giusto, con un clic di mouse, con un bottone, con un carrello della spesa o con una scheda elettorale. E quando arriva l’ora X, sii pronto a riempire le fila numerose di tutti quelli che marciano in direzione di….insomma, la direzione te la indicheranno. L’importante è che tu, ingranaggio, sia pronto.]

Per un uomo libero è indispensabile avere una volontà libera,una coscienza libera e un’energia libera. Nel sistema (“matrix”), a fronte di queste necessità ci sono fattori deterrenti: la cattura dell’attenzione, l’obnubilamento della coscienza, il bloccaggio dell’energia. Un altro fattore deterrente è l’oppressione (pressing) della vita in generale, ciò che essa è, come essa ci è imposta.
La vita crea tensione perché è come se fosse imposta dall’esterno. L’uomo moderno è coinvolto in una corsa per tutto ciò che, secondo il punto di vista della società, egli dovrebbe raggiungere.
Alle persone vengono imposti falsi fini, falsi stereotipi, falsi modelli del successo e delle vie attraverso cui raggiungerlo. Le persone, immerse in un sogno inconsapevole, pensano che a questi standard ci si debba adattare. Le persone sono bloccate dalle mollette appese dalla società, sono come disallineate, staccate dalla corrente. Fino a poco tempo fa gli stereotipi della società non avevano una pressione e una forza così grandi perché non esisteva il sistema globale di sincronizzazione delle informazioni che abbiamo ora.
Di per sé lo scambio di informazioni non è la cosa più importante. Un ruolo fondamentale è svolto da un processo molto diverso, lo scambio e la sincronizzazione delle opinioni. Si crea la piena illusione che ogni partecipante del gioco giochi da solo, esprimendo il proprio libero arbitrio.
Nessuno sospetta che il gioco è controllato dall’esterno e si prefigge un fine non dichiarato.
Ogni IO singolo e unico viene progressivamente livellato sotto il chiasso “dell’opinione pubblica”. Qui sta tutto il senso e il fine del gioco.

Vadim Zeland

 

 

 

Tratto da:http://altrarealta.blogspot.it/

http://ununiverso.altervista.org/blog/i-fattori-limitanti-nel-sistema-tecnogeno/

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