I dönmeh e lo stato sionista segreto: luci e ombre della Turchia moderna

2
i-donmeh-e-lo-stato-sionista-segreto-luci-e-ombre-della-turchia-moderna

Il supporto dell’ISIS da parte della Turchia è più comprensibile se prendiamo in considerazione la lucida analisi del giornalista statunitense Wayne Madsen, specializzato in politica estera, secondo il quale la Turchia sarebbe in mano ai sionisti. È nota infatti sia agli esperti religiosi che agli storici la secolare influenza economica e politica in Turchia da parte di un gruppo di illuminati chiamato “Dönmeh“, turchi discendenti da una minoranza di ebrei sefarditi cacciati dalla Spagna a cavallo fra il XVI e il XVII secolo durante il periodo dell’Inquisizione spagnola.

Questi profughi furono accolti dall’Impero Ottomano e nel corso dei secoli si sono poi convertiti ad un setta dell’Islam che univa credenze sufi mistiche ed ebree, influendo in maniera decisiva sulla laicità dopo la destituzione dell’impero. Il termine “Dönmeh” è significativo: nella lingua ebrea indica appunto questi falsi “convertiti” all’Islam, nella lingua turca invece è un termine dispregiativo per riferirsi ad un travestito o comunque a qualcuno che finge di essere qualcosa che non è. La setta Dönmeh fu fondata nel XVII secolo dal rabbino e cabalista Sabbatai Zevi, convinto di essere il Messia, ma che fu costretto dal sultano ottomano Mehmet IV a convertirsi all’Islam. I seguaci di Sabbatai, chiamati sabbatiani o “cripto-ebrei”, nella vita pubblica si dichiaravano islamici, ma in segreto praticavano una forma di ebraismo ibrido che non venne riconosciuta dall’ebraismo tradizionale.

Numerosi dönmeh sono poi divenuti leader politici ed economici molto potenti a Salonicco, ed è proprio questa minoranza segreta che ha organizzato i “Giovani Turchi“, noti anche come “Comitato di Unione e Progresso”, che nel 1908 hanno deposto il sultano Abdulhamid II durante la rivoluzione. Gli stessi che hanno proclamato la Repubblica di Turchia in seguito alla prima guerra mondiale e che hanno contribuito a cambiare il volto del Paese dopo la caduta dell’impero ottomano, spogliandola della sua identità islamica.

Fra i leader dei “Giovani Turchi” di Salonicco vi è stato anche Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della repubblica turca. Secondo alcune fonti i dönmeh al tempo si aggiravano intorno alle 10 mila persone e militavano nell’esercito, nelle imprese e nel governo. In realtà, secondo gli esperti, erano molti di più: parliamo di 1,5 milioni di persone, ed il loro potere era ancora più esteso ed influenzava gran parte degli aspetti della vita in Turchia. È grazie ad Atataturk, al sostegno dei “Giovani Turchi” al sionismo, e alla nascita della patria ebraica in Palestina se Turchia ed Israele ad un certo punto si sono “avvicinate”.

Si possono considerare inoltre altri interessanti aspetti riguardo questo avvicinamento fra due popoli apparentemente così differenti. Israele, ad esempio, non si è mai pronunciata in merito al massacro degli armeni nel 1915 ad opera dei turchi, considerato da tutti un vero e proprio “genocidio“. Il motivo di questa reticenza si pensava fosse dovuto ad un desiderio di Israele di non turbare i rapporti diplomatici e militari con la Turchia. In realtà si è scoperto, attraverso documentazioni e testimonianze, che il genocidio armeno è stato perpetrato per lo più dai “Giovani Turchi” guidati da Ataturk, e questo perché la maggioranza degli armeni erano cristiani. Non solo, questa fazione espulse persino i cristiani greci dai centri urbani turchi e tentarono di eliminare anche gli assiri, anch’essi a maggioranza cristiana. I dönmeh uccisero dunque non soltanto migliaia di assiri e armeni, ma sradicarono profondamente le tradizioni turche islamiche, sia culturalmente che religiosamente.

Il Team di BreakNotizie