I 10 migliori film del 2014

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Poche novità ma molte conferme attese da grandi maestri. È stato l’anno dei nomi noti che non hanno deluso.

È stata una grande annata se si guarda al cinema mondiale, una pessima invece se si guarda solo dentro i nostri confini. Il 2014, come già il 2013, è stato un anno di grandi maestri che hanno confermato il loro status e sorprese imprevedibili, piccole rivoluzioni e granitiche sicurezze.

Nella classifica dei 10 migliori film di quest’anno ci sono soprattutto nomi immensi del cinema. Le novità sono state molte, ma non da top 10. Contrariamente a quel che si può credere, però, non si tratta di una scelta conservativa: raramente in una medesima annata tutti i grandi nomi si dimostrano all’altezza della propria fama (se non addirittura in grado di portare in sala uno dei loro film migliori). Più ancora raramente i film più apprezzati e memorabili vengono dai grandi studi di produzione in numero così elevato (benché non abbiano incassato tutti come meritavano).

Il segno più evidente di che sia stata un’annata felice, però, è il fatto che per arrivare ai dieci più uno di questa classifica abbiamo dovuto tenere colpevolmente fuori diversi film clamorosi (uno per tutti: Interstellar che qui è piaciuto e non è piaciuto, ma che è comunque un film gigante) e mettere necessariamente nelle ultime posizioni (un decimo doveva pur esserci!) film stupendi. Non vogliatecene.

10. Locke, regia di Steven Knight
Un film che per essere fatto necessita solo di una cosa, quella che costa meno di tutte: le idee. Un uomo compie un viaggio in macchina, che dura esattamente quanto il film e durante il quale riceve e fa diverse telefonate relative al viaggio che sta compiendo. Dove va, da chi si allontana, perché ha preso questa decisione incredibile e cosa tutto ciò implichi, sono le domande che lentamente trovano una risposta in un’incredibile film dialogato, in cui il protagonista una volta tanto compie la scelta meno usuale nel bigotto cinema contemporaneo. Tom Hardy raffreddato e maiuscolo.

9. Gone Girl – L’amore Bugiardo, regia di David Fincher
Un uomo torna a casa e non trova più la moglie, ma solo segni di effrazione, colluttazione e macchie di sangue. Cominciano le ricerche e il caso diventa d’interesse nazionale, dunque pane per i media. Lentamente, nell’opinione pubblica comincia a maturare l’idea che proprio il marito sia l’artefice della sparizione della moglie. La verità è però molto più complessa.

Ci sono due Fincher in questo film: quello dell’inganno allo spettatore (Fight Club, The Game) e quello della vita dominata dai media (Millenium, The Social Network) che si sposano e fanno un figlio praticamente perfetto.

8. Lei, regia di Spike Jonze
Non c’è niente di meno nuovo della storia di un essere umano che si innamora di un computer, eppure nelle mani di Spike Jonze diventa tutt’altro. Non solo per la prima volta in questo genere di film la tecnologia non è il male, ma lentamente si comprende anche come in realtà questa grande premessa sia un modo per mettere in scena il lato empatico ed emotivo del rapporto che abbiamo con gli strumenti di comunicazione che ci circondano.

7. All is Lost, regia di J.C. Chandor
Era dai tempi di Corvo rosso non avrai il mio scalpo che Robert Redford non era così solo e muto nelle inquadrature, un uomo in mezzo agli elementi. Qui il film è un’unica grande lotta per la propria sopravvivenza, condotta con il ritmo delle avventure hollywoodiane ma nel quale, sotto sotto, striscia una potenza universale esistenzialista (e laica) da cui non è difficile essere colpiti.

6. I guardiani della galassia, regia di James Gunn
Possiamo dirlo senza ormai timore d’errore: in sei anni i Marvel Studios hanno riscoperto il cinema di puro intrattenimento. Non tutti i loro film sono memorabili, tuttavia molti hanno centrato il modo in cui si possa ancora produrre un film di straordinaria azione e meraviglioso divertimento, appoggiandosi a grandissimi narratori. Dopo Jon Favreau e Joss Whedon, quest’anno James Gunn ci ha portato un gioiello d’ironia ed esplosioni.

5. Mommy, regia di Xavier Dolan
Non capita di frequente di assistere alla nascita di un nuovo stile, all’arrivo di qualcosa di nuovo e moderno nelle sale. Xavier Dolan sono circa 5-6 anni che sta dolcemente rinfrescando quello che il cinema d’autore può e vuole fare. Mommy è il suo primo film che viene distribuito in Italia (ed ha solo 25 anni) ed anche uno dei suoi migliori. Una madre scapestrata e un figlio con una patologica inclinazione alla violenza cercano di rimanere attaccati contro tutto e contro tutti, picchiandosi e baciandosi.

4. Si alza il vento, regia di Hayao Miyazaki
Il più grande di tutti se ne va. Miyazaki ha chiuso con il cinema e l’ha fatto con un film all’altezza del proprio mito. Un’autobiografia per interposta persona, raccontare la vita di un’altra persona ma in realtà parlare di sè, un triplo carpiato che poteva riuscire solo a lui e che setta un nuovo standard nel cinema. Ancora una volta.

3. Snowpiercer, regia di Bong Joon-ho
In quest’avventura di fantascienza tratta da un fumetto francese, Bong Joon-ho incrocia cinema americano e cinema coreano, tempi occidentali e svolgimenti asiatici, una valanga di idee che chi lo conosce sa appartenergli assieme piccole trovate stupefacenti e alla fine consegna un film di fantascienza destinato a rimanere. Memorabile nei presupposti (il pianeta è completamente congelato e inabitabile, la razza umana da 14 anni viaggia in tondo sul globo dentro ad un treno con in testa i ricchi e in fondo i poveri, i quali hanno appena deciso di averne abbastanza e che marceranno fino al vagone motrice per abbattere i potenti), epico nei risultati.

2. A proposito di Davis, regia di Joel ed Ethan Coen
Sono anni che i Coen in varie maniere e con varie storie raccontano la cosa più complicata: l’assurdo e ingiusto caos che domina le vite di tutti. In A proposito di Davis sono arrivati alla punta più alta. Come spesso avviene, il loro protagonista è un uomo bastonato dagli eventi, uno contro cui sembra accanirsi il destino senza che lo meriti e, nei momenti migliori di questa storia raccontata con umorismo e una valanga di trovate, si trova un senso d’agnostica ingiustizia cosmica che è impossibile spiegare a parole. Ci vuole un racconto per comunicarla.

1. The Wolf of Wall Street, regia di Martin Scorsese
L’inferno economico che viviamo è una grande punizione per i peccati del capitalismo senza regole degli anni ‘80 e ‘90. Nel raccontare la vera storia di Jordna Belfort, Scorsese raggiunge una delle sue vette. La sua Sodoma e Gomorra finanziaria sono la personificazione dei nostri problemi attuali. Un delirio di droga e denaro in cui la regia stessa è una macchina lanciata alla massima velocità, un mostro di eccessi che solo il regista e la sua montatrice (Thelma Schoonmaker) potevano controllare in questa maniera. Nelle loro mani un film che poteva essere una sequenza sempre più esagerata di deliri diventa un’eccezzionale opera imbizzarrita che viene domata.

Il furore che, alla fine, Jordan Belfort rimpiange non sta nei fatti raccontati, ma in come Scorsese è riuscito a raccontarli.

0. Smetto quando voglio, regia di Sydney Sibilia
In un anno in cui non ci sono film italiani in classifica (se fosse stata una top20, ne avremmo avuti un paio) vale la pena spendere una menzione speciale per la rivelazione dell’anno. Smetto quando voglio non è solo una commedia divertente, ma un film completo che sa fare un racconto, strutturare una trama e dirigere un set portando a termine un’opera coerente dall’inizio alla fine, in cui la fotografia (con doppia dominante, quando mai si vede nei film italiani?) ha senso in relazione alla storia, in cui il montaggio dà il ritmo ad ogni parte e nel quale la scrittura non dice le solite cose ma cerca di prendere di rinterzo i temi che tratta. Sembra di descrivere il minimo indispensabile per qualificarsi come “film” e invece è stata una grande sorpresa.

 

 

 

http://www.wired.it/play/cinema/2014/12/25/10-migliori-film-wired-2014/