Gli italiani dicono addio alla privacy sul Web: il Governo vara la legge per una vera e propria sorveglianza di massa

Gli italiani dicono addio alla privacy sul Web: il Governo vara la legge per una vera e propria sorveglianza di massa

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La vita digitale dei cittadini italiani verrà monitorata per legge dai provider, che conserveranno per 6 anni dati personali e traffico Web in nome della “sicurezza”. La sorveglianza di massa è ora realtà?

Entro la fine della settimana il Senato darà il via ad una legge che richiama l’esigenza di uniformarsi alle norme europee ma che nei fatti si rivelerà essere un ulteriore giro di vite sulla privacy degli italiani. Si tratta della Legge europea 2017, in relazione all’adempimento degli obblighi che derivano dall’appartenenza all’Unione Europea. Il disegno di legge, firmato dal premier Paolo Gentiloni, per via di scadenze imminenti sarà un atto adottato in termini brevi, ciò significa che non vi sarà un’approfondita discussione parlamentare in merito, in modo da non rallentarne l’iter. Trattandosi quindi di un emendamento “last minute” non verrà discusso, se non per pochi minuti, e poi approvato dall’altra Camera, senza modifica alcuna.

Tale disegno di legge riguarda due disposizioni che cambieranno il concetto di sorveglianza delle masse per gli internauti italiani. La prima norma prevede l’allungamento dei tempi di conservazione dei dati telefonici e internet a 6 anni, con non poche critiche provenienti persino da Antonello Soro, garante italiano della privacy. La seconda norma invece assegna all’Agcom (Autorità per le garanzie delle comunicazioni), il potere di intervenire – in via cautelare – sulle comunicazioni elettroniche degli italiani per impedire loro l’accesso a determinati contenuti sul Web. Tali norme non potranno essere modificate e quindi diverranno legge così come sono, con la scusa che gli impegni europei non possono essere rimandati.

Quali sono le ripercussioni di queste due norme? Per quanto riguarda la prima è previsto che i provider italiani, per ragioni legate alla repressione di attività correlate al terrorismo, debbano conservare i dati di tutti i cittadini italiani in caso gli inquirenti necessitino di tali informazioni. Ciò significa che gli operatori privati di Internet, le aziende che forniscono l’accesso alla Rete ed ai suoi servizi deterranno per 6 anni i dati dei loro clienti, a prescindere dal fatto che abbiano commesso o meno un reato. In caso si indagasse circa un reato i provider sono tenuti a fornire questi dati alle autorità. Si tratta di dati che riguardano tutto ciò che si è detto o fatto tramite internet, chat e telefono.

Ciò non vale solo nei casi di terrorismo poiché i provider sono tenuti a conservare comunque i dati, senza sapere se queste informazioni gli verranno richieste un giorno e senza conoscerne il motivo: l’operatore infatti non potrà sottrarsi alla richiesta e l’autorità di polizia non potrà comunicarne il motivo della richiesta ad un soggetto privato.  Da non trascurare il fatto che queste banche dati potrebbero verosimilmente essere bucate da un hacker che potrebbe avere accesso a tutte le conversazioni telematiche, i siti visitati ed in generale a tutta la vita “digitale” di una persona e vendere queste informazioni.

Le ripercussioni legate alla seconda norma sono ancora più preoccupanti. Proposta da Davide Baruffi, deputato del PD, si ricollega ad una legge che venne approvata già 11 anni fa in Italia e che attribuisce alla Magistratura il potere di poter intervenire sul Web. La proposta di legge toglie questo potere ai giudici, ossia il compito di intervenire in maniera cautelare sui contenuti della Rete. Come affermato dal deputato Baruffi: “Con un regolamento dell’Agcom, in Italia si sperimenterà la Notice and Stay Down e le piattaforme dovranno rimuovere i contenuti illeciti e impedirne la riproposizione”.

Considerato che le informazioni su Internet sono molteplici e soggette a continuo mutamento e modifiche, oltre al fatto che la maggioranza di questi dati si trovano all’estero, non vi è modo di conoscere in anticipo quali siano i contenuti che la norma censurerebbe se non attraverso un metodo di intercettazione di massa chiamato Deep Packet Inspection. L’unica via per rispettare tale norma dunque è ordinare ai provider di spiare e seguire i cittadini per scoprire dove vanno, per poi impedirgliene l’accesso se si tratta di siti dubbi, ed analizzando e raccogliendo tutte le comunicazioni elettroniche. E questo senza la supervisione di un giudice. L’Agcom però non ha alcun potere sugli operatori non residenti in Italia. La norma, quindi, è viziata già in partenza ed è per questo motivo che in sede europea già si discute per risolvere il problema alla fonte, dai siti web stessi, senza agire sui cittadini.

Le associazioni italiane di diritti civili e quelle dei consumatori, oltre agli stessi operatori del Web che agiscono sul territorio nazionale hanno già gridato allo scandalo. Siamo giunti nell’era della sorveglianza di massa e grazie al Parlamento i dati dei cittadini italiani verranno archiviati in banche dati custodite per obbligo da dei provider (più o meno sicuri) per un tempo che può essere esteso oltre i 6 anni, pertanto illimitato e l’Agcom avrà il potere di ordinare ai provider di spiare i cittadini ovunque vadano sul Web, senza disposizioni di un giudice. Il futuro distopico descritto da Orwell nel romanzo “1984” non sembra così lontano.

Il Team di Breaknotizie

 

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