Gli insegnanti italiani tra i meno pagati d’Europa e con scarsa carriera

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Un rapporto, elaborato da Euridyce, ha fotografato la situazione degli insegnanti italiani, per quanto riguarda lo stipendio e le possibilità di carriera, rapportandola a quella dei loro colleghi europei. Dal rapporto scaturisce che gli italiani sono posizionati a metà classifica per quanto riguarda i salari, ma anche che in Italia occorre il maggior numero di anni di servizio per raggiungere il limite massimo salariale.

Il massimo, lordo, degli insegnanti italiani si aggira attorno ai 39mila Euro, mentre il massimo e il minimo sono rappresentati dagli insegnanti lussemburghesi, al top con 125mila Euro l’anno, e dai bulgari, che arrivano solo a 6mila Euro. La più grande differenza si ha nel numero di anni necessari per raggiungere il limite salariale, che in Irlanda è pari a 10, nell’Europa settentrionale in media di 20, e in Italia di 40. Inoltre da alcuni anni gli insegnanti italiani hanno visto i loro stipendi bloccati, come avviene in pochi altri paesi dell’UE, in contrasto con quanto il Premier, Matteo Renzi, aveva espresso nel corso del suo discorso d’insediamento come capo del Governo.

Andando nel dettaglio dello studio di Eurydice si può vedere che i numeri in esso contenuti sono davvero poco lusinghieri per quanto riguarda la nostra scuola. Infatti, il salario di un insegnante italiano parte da un valore minimo, lordo di 23.048 Euro nella scuola dell’infanzia ed in quella primaria, per arrivare fino ad un massimo di 38.902 Euro nella scuola secondaria di II° grado. Se andiamo a vedere il netto, si scopre che questi compensi si riducono a circa la metà dell’importo lordo.

Diversi i dati degli atri paesi europei: in Spagna un docente può avere un compenso annuo fino a 46.513 Euro, in Francia si sale fino a 47.185 Euro, mentre per gli insegnanti tedeschi si può arrivare fino a 70mila euro. Con questi dati l’Italia si trova quindi a circa metà della classifica stilata da Eurydice, in testa alla quale ci sono gli insegnanti lussemburghesi.

Nel nostro Paese, inoltre, si registra uno dei minori scarti di tutta Europa tra il salario minimo e quello massimo. Questa è una delle questioni che hanno visto la maggiore azione dell’esecutivo, che con il decreto denominato “La Buona Scuola”, ha tentato di dare una svolta all’avanzamento degli stipendi, soprattutto su base meritocratica. Per far questo è stata tentata l’abolizione degli scatti di anzianità uguali per tutti, poi si è invece scelto un metodo con l’inserimento di bonus supplementari per i più meritevoli.

Resta il fatto che, come contratto d’inserimento, il valore italiano, 25mila Euro circa, sia abbastanza vicino a quello degli altri paesi dell’UE, mentre la forbice tende ad allargarsi man mano che passano gli anni d’insegnamento. La differenza non viene creata dal tipo di aumenti, siano essi riguardanti il merito oppure all’anzianità di servizio, quanto al fatto delle cifre irrisorie di aumento.

Un ulteriore dato messo in evidenza è quello del blocco dei salari per gli insegnanti, che accomuna l’Italia a Grecia, Slovenia, Lituania, Cipro e Liechtenstein, gli unici paesi oltre al nostro che hanno deciso per il blocco. In Italia è in vigore ormai da 5 anni, essendo stato stabilito nel 2010 per tutti gli statali, e solo adesso si inizieranno le trattative per il rinnovo del contratto. La misura del blocco degli stipendi è stata inoltre dichiarata illegittima con una sentenza emessa della Consulta.

Oltre al rinnovo del contratto, gli insegnanti sperano nelle misure contenute nella riforma de “La Buona Scuola”, con i bonus legati al merito ed anche la “carta del prof” che consentirà di spendere 500 Euro per attività legate alla formazione degli insegnanti. Resta comunque il fatto, come evidenziato dal rapporto, che la strada che gli insegnanti italiani devono percorrere per potersi avvicinare ai loro colleghi europei è ancora molto lunga.

Il team di BreakNotizie