George Soros e la democrazia a tutti i costi: cosa si nasconde dietro alla facciata buonista

George Soros e la democrazia a tutti i costi: cosa si nasconde dietro alla facciata buonista

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È considerato uno delle icone della filantropia, tuttavia dietro questa “maschera” eroica si nasconde una figura che, neanche tanto velatamente, manovra opinione pubblica e governi.

Da molti anni ormai, un’eminenza grigia controlla la scacchiera europea e non solo: parliamo di George Soros, miliardario ormai ottuagenario che manovra la maggior parte dei movimenti rivoluzionari del pianeta e molto umanitarismo di facciata dietro al quale si nascondono spesso inconfessabili interessi economici. Acclamato dalle Ong e dai partiti progressisti d’Europa, questa figura di “adorabile nonnino” è diventata ormai uno dei simboli della filantropia, il difensore integerrimo delle minoranze e dei diritti umani.

Sotto questo substrato di “santità”, però, questo personaggio è in realtà il principale finanziatore mondiale di una sovversione contro-iniziatica che sta portando il Mondo allo sfascio. Per saperne di più occorre capire il profondo legame fra Soros ed il mondo della cooperazione. Il miliardario avrebbe recentemente investito sui titoli di alcune cooperative del Nord Italia divenendo il terzo azionista col 5% del capitale sociale di alcuni colossi che dirigono le redini della Lega delle Cooperative, presieduta da Giuliano Poletti, ministro del lavoro italiano.

L’ingresso di Soros ha reso chiara la trasformazione del mondo della cooperazione italiana da semplice modello economico solidale a modello capitalistico a tutti gli effetti. In altre parole è emerso alla luce del sole ciò che già da molto tempo era sottaciuto: il mondo della cooperazione è divenuto un potere forte capace di esercitare delle pressioni lobbistiche sui governi, come dimostra ad esempio la nomina di Poletti come ministro.

George Soros finanzia anche la cooperazione di matrice cattolica, quali la nota Compagnia delle Opere, a capo di Comunione e Liberazione. Numerose cooperative, sia rosse che bianche, con l’aumento dei flussi migratori verso l’Italia, precedentemente impegnate in settori come quelli sanitari ed educativi, hanno riconvertito le proprie attività nel sociale, in particolare nell’accoglienza e la gestione dei profughi. In questi ultimi anni sono sorti quindi dei complessi di strutture residenziali e comunità atte ad accogliere e far integrare i clandestini condotti in Italia dalle Ong che operano nell’area del Mediterraneo traendoli in salvo.

E chi c’è dietro queste ultime? Sempre il magnate ungherese, che finanzia le navi che vanno in soccorso dei barconi carichi di migranti clandestini. Secondo delle recenti indagini portate avanti dalla magistratura italiana vi sarebbe persino un tacito accordo fra scafisti ed operatori Ong. Il legame fra Soros e queste organizzazioni sarebbe così stretto che quando il governo della Libia ha fatto divieto alle navi Ong di avvicinarsi alle sue coste per venire in aiuto dei clandestini, l’imprenditore, al colmo dell’indignazione, avrebbe contattato tutte le figure più importanti della politica internazionale, Onu inclusa, per sbloccare la situazione e mitigare la decisione della Libia.

Soros è inoltre legato a doppio filo con le Ong impegnate a promuovere la difesa dei diritti umani nei Paesi in cui questi vengono negati. Tramite la Open Society Foundation, Soros è riuscito ad inglobare migliaia di organizzazioni non governative per lo più politicizzate e di ideologia radical progressista che si battono in genere contro dei governi legittimamente eletti in Paesi “non allineati”. È il caso della Siria: attraverso una subdola propaganda mediatica le Ong hanno diffuso un’immagine negativa di Bashar Hafiz al Assad, descritto come dittatore sanguinario. L’ultima creatura di Soros, atta a sensibilizzare l’opinione pubblica, è un movimento di protesta a favore dei migranti, i No Borders, pronto a manifestare in tutti i Paesi europei. La strategia adottata è sempre la stessa: manipolazione dell’opinione pubblica tramite slogan e attivismo a pagamento.

Soros, all’apparenza, si direbbe un magnate col chiodo fisso della democrazia ad ogni costo. C’è da chiedersi però cosa sia per il filantropo la vera democrazia. Il reale “potere al popolo”, come etimologia vuole, o piuttosto il potere alle élite che decidono al posto del popolo curando i propri interessi? Democrazia intesa come sostegno e difesa dei più deboli o piuttosto oligarchia del denaro? Ed ancora: rispetto dell’autodeterminazione dei popoli o imposizione di questa “democrazia” tramite campagne militari e propaganda negativa?

Il Team di Breaknotizie

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