Fukushima, 6 anni dopo: 770mila tonnellate di rifiuti radioattivi smaltiti nell’oceano

Fukushima, 6 anni dopo: 770mila tonnellate di rifiuti radioattivi smaltiti nell’oceano

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Nonostante le proteste di ambientalisti e pescatori locali, la Tepco, società che si occupa della sicurezza dell’impianto nucleare di Fukushima, attende soltanto il sì del governo giapponese per scaricare nell’Oceano Pacifico acqua contaminata radioattiva

Sono ben 580 i barili contenenti acqua radioattiva precedentemente impiegata per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Fukushima che verranno scaricati a breve nell’Oceano Pacifico. A dichiarare la scioccante notizia è stato il capo della società responsabile della sicurezza degli impianti nucleari gravemente danneggiati dallo tsunami nel marzo del 2011. Sei anni fa la centrale fu colpita prima da un terremoto ed in seguito da un conseguente tsunami che allagò i gruppi elettrogeni di emergenza causando il blocco dei sistemi di raffreddamento di tre reattori e quindi la fusione dei loro noccioli, dando così vita al disastro nucleare peggiore dai tempi di Chernobil, in Ucraina.

I barili contengono oltre 700 mila tonnellate di rifiuti tossici radioattivi. Trattasi di acqua contaminata da trizio, isotopo radioattivo dell’idrogeno, e la dichiarazione circa il suo rilascio in mare ha scatenato le reazioni indignate e le polemiche delle comunità locali. “La decisione è già stata presa” ha sottolineato il presidente della Tokyo Electric Power Company (Tepco) Takashi Kawamura. La compagnia deve però attendere l’autorizzazione definitiva da parte del governo di Tokyo prima di eseguire l’operazione di scarico. “Non possiamo procedere senza il sostegno dello Stato”, ha aggiunto Kawamura. La Tepco è forte anche dell’appoggio di Shunichi Tanaka, presidente dell’Autorità di regolamentazione nucleare giapponese, celebre in passato per la sua critica all’azienda giapponese come priva di iniziativa. Come è facile intuire, i contestatori più accesi di questa operazione sono i pescatori locali, contrari alla proposta di Kawamura poiché temono principalmente la conseguente pubblicità negativa in seguito alla contaminazione delle acque ed il danno ingente alle proprie finanze in quanto loro unico mezzo di sostentamento.

Scaricare trizio in mare creerà una nuova ondata di voci infondate, rendendo vani i nostri sforzi per un ritorno alla normalità”, ha affermato il capo della cooperativa di pescatori locali Kanji Tachiya. Il trizio è infatti una sostanza molto pericolosa per l’essere umano e l’ambiente, tuttavia occorre essere esposti ad enormi quantità per risultare fatale. A detta del presidente Tanaka questa sostanza avrebbe una radioattività così debole da non riuscire nemmeno a permeare una pellicola in plastica. “Su scala oceanica, un così piccolo quantitativo di trizio avrà effetti minimi sull’ambiente” ha spiegato Simon Boxall, oceanografo dell’Università di Southampton, in un’intervista al quotidiano britannico The Guardian. Il timore maggiore dei residenti giapponesi e degli ambientalisti è però che tale pratica possa diventare una pericolosa abitudine.

Il Team di Breaknotizie

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