Frontiere a rischio: la Svezia dice no all’immigrazione selvaggia

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La Svezia si è sempre distinta per essere un Paese multietnico, pronto ad accogliere popolazioni di lingua, nazionalità e costumi profondamente diversi da quelli scandinavi. La mentalità estremamente aperta degli Svedesi ha contribuito ad un netto incremento dei flussi migratori che hanno guardato a questo Paese come una sorta di “paradiso multirazziale” dove cogliere l’opportunità di ricominciare una nuova vita.
Ecco perchè, soprattutto negli ultimi anni, migliaia di profughi e rifugiati si sono diretti verso la Svezia chiedendo asilo politico e cittadinanza.

Una situazione fuori controllo

In breve tempo si è verificata “un’immigrazione indiscriminata” che ha fatto registrare cifre record tanto che, in ambito europeo, è diventata la nazione con la percentuale più alta di rifugiati (tenendo conto della scarsa densità della popolazione). Un fenomeno in costante ascesa che sta generando grande preoccupazione soprattutto da quando è aumentato il tasso di criminalità e di violenza. Raccogliendo i malumori diffusi in maniera trasversale tra tutti i cittadini, alcuni esponenti del Governo hanno annunciato la volontà di “rivedere alcune scelte politiche” ma intanto tra la gente crescono l’intolleranza e la voglia di farsi giustizia da soli.

Cresce l’intolleranza fra gli svedesi

Il “principio di integrazione razziale” un tempo tratto distintivo e vanto della Svezia, oggi rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang che potrebbe colpire i valori di solidarietà ed accoglienza nei quali gli Svedesi ha sempre creduto. La tensione si avverte anche negli immigrati che inviano messaggi ben precisi alle loro comunità. Sul web, ad esempio, è diventato virale il video di Mahmoud Bitar un rifugiato siriano che invita i suoi connazionali a restare in patria perché oltre alle scarse opportunità di lavoro, gli Svedesi sono ostili e il clima è ai limiti della sopportazione.

Spirito democratico danese in crisi?

Non basta, quindi, l’intervento del Ministro della Giustizia e Migrazione, Morgan Johansson, che ha chiesto di “regolamentare gli arrivi dei rifugiati”, visto che solo nel 2015 la Svezia ne ha accolti ben 190.000. Una posizione piuttosto fiacca quella del Ministro, ripresa da Johan Westerholm, blogger molto noto in Svezia, che sui social ha criticato duramente l’inettitudine delle istituzioni tanto da affermare che, di questo passo, della civiltà e dello “spirito democratico” della Svezia molto presto resterà solo un vago ricordo e nello Stato regnerà la l’anarchia più totale.

I cittadini adottano misure per tutelarsi

Mentre il Governo prende tempo, i cittadini si sono organizzati in vere e proprie squadre anticrimine e si proteggono in ogni modo e con ogni mezzo. Quest’anno, infatti, sono aumentate a dismisura le vendite di armi da fuoco e sistemi d’allarme per la tutela personale. Segnali evidenti di un timore diffuso che non riesce più ad avere fiducia nelle Forze dell’Ordine che, in molti casi, arrivano quando è già troppo tardi.
La situazione ha raggiunto livelli di massima criticità soprattutto nei piccoli centri dove, a differenza delle maggiori città, gli uffici di polizia sono pochissimi ed insufficienti a garantire la sicurezza.

Aumento della criminalità

Stando all’ultimo rapporto stilato a fine ottobre dal Gatestone Institute gli atti di violenza (risse, effrazioni) hanno raggiunto la frequenza di 3 casi al giorno. Spesso risultano coinvolti rifiugiati o immigrati privi di documenti o con falsa identità.
Il Ministro degli Interni, Anders Ygeman, ha deciso di applicare a scopo cautelativo un provvedimento temporaneo che, dal prossimo 11 dicembre, prevede maggiori e più rigorosi controlli alle frontiere per impedire sbarchi indiscriminati.
Una misura che lascia molti dubbi e perplessità soprattutto negli svedesi che, per la prima volta nella loro storia, corrono il rischio di essere definiti “razzisti”.

Il Team di BreakNotizie