Etichette sugli alimenti: il governo contro il regolamento dell’Unione Europea

Etichette sugli alimenti: il governo contro il regolamento dell’Unione Europea

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Fonte immagine: http://www.benesserevip.it/come-leggere-etichette-alimentari.htm

Il consiglio dei ministri ha detto sì al ritorno dell’indicazione dello stabilimento di origine sulle etichette alimentari. In contrasto con le norme Ue

Durante l’ultimo consiglio dei ministri è stato approvato il ritorno dell’obbligo di indicare lo stabilimento nel quale vengono realizzati o confezionati i prodotti sulle etichette alimentari. Il decreto legislativo ha ottenuto il via libera alla fine della scorsa settimana, ma va in contrasto con le norme previste dal regolamento dell’Unione Europea. Ancora una volta, l’Ue mette i bastoni fra le ruote laddove invece dovrebbe semplificare, soprattutto quando si parla di diritti di cittadini e consumatori.

Il reintegro della norma voluto dal governo, infatti, apre una via verso una maggiore trasparenza a tutto vantaggio di chi acquista: la presenza di informazioni più dettagliate sulle etichette dei cibi è senza dubbio un bene per il consumatore, che può accertare in prima persona la sicurezza dei prodotti, ma è anche un utile strumento per gli organi di controllo, che con le indicazioni sugli stabilimenti di produzione e confezionamento hanno la possibilità di rintracciare più facilmente la provenienza degli alimenti.

Nutritional label

Insomma, dopo i numerosi rimproveri che i burocrati dell’Unione Europea hanno recapitato nel corso degli anni all’Italia, stavolta ad essere in torto è proprio l’Ue a cui tanto piace bacchettare: l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti era infatti già in vigore in Italia dall’inizio del 1992, ma la normativa venne azzerata dal regolamento introdotto dall’Ue sull’etichetta europea del 2014, che aveva eliminato tale obbligo.

In sostanza, a livello europeo non viene imposto di riportare sulle etichette le indicazioni circa la provenienza degli alimenti, per cui la norma approvata dal governo italiano cozza con il regolamento Ue. Affinché tale norma possa diventare valida è necessaria l’autorizzazione della Comunità europea. Un guazzabuglio non di poco conto, dato che la Commissione Ue sarà chiamata ad approvare una norma in contrasto con il suo regolamento… E se verrà preferita la via più semplice, ovvero non autorizzare la normativa italiana, questa volta non sarà il nostro Paese a dover subire i rimproveri.

 

Il team di BreakNotizie

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