Esclavage, racisme e colonialisme: all’ombra della false flag

Esclavage, racisme e colonialisme: all’ombra della false flag

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All’indomani della strage di Parigi e dei bombardamenti su Raqqa, occorre fare un passo indietro ed analizzare la situazione internazionale in maniera oggettiva. Diamo uno sguardo alle attuali circostanze: sembra quasi l’ennesima occasione per fomentare lo scontro di culture, fra Occidente “civile” e Oriente e Sud del mondo “incivile”. Si sta alimentando la paura dei popoli per aizzare guerre di aggressione spacciate per legittima difesa. Si ricorre alla legge marziale e nel frattempo si rafforza la sorveglianza sui privati cittadini.

Una delle prime conseguenze del dopo attentato a Parigi, ad esempio, è stata l’occupazione di tipo militare del quartiere Saint Denis, un vero e proprio stato d’assedio nei riguardi di chi ci vive: una popolazione multietnica vivace e molto giovane, obiettivo sicuramente non scelto a caso poiché da diversi anni, con la sua celebre università, crocevia di idee e movimenti, è vista come una spina nel fianco dal governo stesso.

img_1650353856096819.jpegIl blitz al presunto covo dei terroristi islamici, la sparatoria, lo sgomento degli abitanti, i feriti, i morti, l’intervento dei mezzi blindati: un clima generale di terrore che subodora di prove generali di un colpo di Stato. La medesima situazione di Boston nel 2013, con la scusa delle bombe durante la maratona: la città sembrava quasi un quartiere di Baghdad dieci anni prima. E qualcosa di simile si è visto anche in Italia, nella Val di Susa, sempre due anni fa. Inequivocabili le parole di Franco Roberti, il procuratore italiano antiterrorismo: “Dovremo cedere pezzi della nostra libertà“. Sempre se ce n’è rimasto qualcuno.

Gli ingredienti per una perfetta false flag ci sono tutti: come sempre, c’è chi gli attentati li aveva preannunciati. Nel caso di Parigi si tratta dei servizi segreti iracheni e sauditi e della comunità ebraica. Poi naturalmente c’è la denuncia alle “falle” di sistema riguardanti i sistemi di sicurezza. In tal modo si giustificano le contromisure militari e si fa pressione su altri governi “ignavi” a schierarsi in maniera più netta. Ogni volta, tutti gli attentatori si suicidano o vengono uccisi (anche se già in stato di arresto), ma hanno sempre l’accortezza di avere sempre con sé i documenti d’identità o di lasciarli distrattamente sui luoghi del misfatto. Si procede poi col sopprimere qualsiasi volontà politica delle comunità di immigrati attuando delle retate un po’ a casaccio. Successivamente si dipingono i terroristi come quintessenza del male: integralisti islamici riconosciuti come uomini devoti al rigore della propria religione si scoprono sempre essere gran donnaioli, ubriaconi, giocatori d’azzardo o ben che gli vada, spacciatori. I servizi di intelligence, uomini addestrati per questo e pronti all’azione, in tali circostanze si riscoprono sempre muti, sordi e ciechi, mentre le forze di polizia assistono passivamente a incursioni come quella a Charlie Hebdo oppure arrivano nelle zone maggiormente esposte dopo diverse ore, a strage ormai compiuta, come è successo al Bataclan. Siamo dinanzi ad una grande farsa, dunque?

In Occidente ogni singolo atto di terrorismo non ha fatto altro che alimentare guerre d’aggressione. Dalle Twin Towers sino ad oggi, tutti i maggiori attentati, ad un’analisi più attenta, rivelano bugie, fatti manipolati e strumenti umani manovrati, quasi mai consapevoli. Sappiamo davvero chi dirige i fili di tutto questo?

 

Il team di BreakNotizie

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