Energia e gas: ecco come richiedere il rimborso dell’Iva ingiustamente pagata dai consumatori

Energia e gas: ecco come richiedere il rimborso dell’Iva ingiustamente pagata dai consumatori

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Scoppia una nuova polemica verso le grandi aziende produttrici di energia e gas che spesso vengono ritenute intoccabili, per questo si prendono il lusso di forzare anche qualche regola. Nel caso specifico è importante che tutti i consumatori vengano a conoscenza di un illecito che esiste da sempre ma che non ha un fondamento nè logico nè legittimo: l’Iva conteggiata sulle fatture di energia e gas rappresenta un’imposta su un’imposta che non va conteggiata perché presuppone un’illegittimità.

Non si può applicare una tassa su un’altra tassa, questo il motivo per cui un utente si è mosso consapevolmente, richiedendo un formale rimborso all’Enel per l’Iva ingiustamente pagata con ogni fattura. Avendo ricevuto esclusivamente silenzio ed indifferenza, l’utente ha proseguito la sua battaglia chiamando in causa la Sentenza 3671/97 della Corte della Cassazione, con la quale era già stato stabilito che una tassa non costituisce mai la base per l’imponibile di un’altra tassa, per cui non può essere applicata l’Iva sulle Accise di luce e gas.
E’ stato a questa sentenza che il giudice di Pace di Venezia ha emesso nel Decreto Ingiuntivo del 07/07/2015, divenuto esecutivo, con il quale condanna l’azienda Enel Spa a risarcire l’utente di tutta l’Iva pagata indebitamente negli anni di fornitura e stipula del contratto. Vincendo la causa, l’utente ha visto pagarsi le spese legali dalla stessa immortale azienda fornitrice di elettricità, che ha dovuto anche coprire l’ammontare dell’avvocato rappresentante la parte avversaria.

Questo episodio mette in luce come, tutte le grandi aziende produttrici di luce e gas, applichino costantemente ed impunemente l’Iva sulle Accise, ottenendo un quantitativo in denaro ingiusto da ogni utenza. Lo stesso articolo 11, parte A, n. 2 della direttiva IVA ripreso all’art. 78 lettera A della direttiva 2006/112/CE, recita che “nella base imponibile si devono comprendere le imposte, i dazi, i prelievi e le tasse, ad eccezione della stessa IVA”, motivo per cui è necessario richiedere il rimborso dell’Iva pagata e non dovuta.
La richiesta di rimborso può essere effettuata per mezzo raccomandata da inviare direttamente all’azienda oggetto dell’illecito, allegando almeno due o tre fotocopie di fatture in cui è visibile il calcolo dell’Iva sull’Accise, con copia della Sentenza della Cassazione 3671/97, copia del Decreto Ingiuntivo del 07/07/2015 emesso dal Giudice di Pace di Venezia, nonché dati personali, codice cliente ed indirizzo di fornitura dell’utenza in questione.

Sarà importante sottolineare in una lettera accompagnatoria, la motivazione di tale richiesta di rimborso e l’intimazione a risolverlo entro 30-60 giorni dalla presente raccomandata (inviata con ricevuta di ritorno), onde evitare di dover ricorrere al Giudice di Pace e alla quantificazione degli importi spettanti a mezzo CTP.
Una singola richiesta ha però maggiori possibilità di passare inosservata, schiacciata dal potere e dalla grandezza di queste società che hanno avuto anche il coraggio di scavalcare delle direttive giurisdizionali; un invio massivo di richieste di rimborsi, invece, potrebbe indurre le stesse aziende a ridimensionarsi e a ripristinare i conteggi fatturali, eliminando permanentemente il calcolo dell’Iva sulle Accise, che tutti noi utenti ignari abbiamo finora pagato e regalato ingiustamente.
Richiedere il rimborso è il primo passo per dar vita ad una voce del popolo che troppo ha lungo ha taciuto.

MODELLO DI RICHIESTA DI RIMBORSO:
http://files.nonsoloaltro.webnode.it/200000962-4b2a04c24b/Richiesta-rimborso%20Enel%20doppia%20imposta.pdf

Il team di BreakNotizie

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