Ecco perché guardare i notiziari è tempo perso

Ecco perché guardare i notiziari è tempo perso

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I telegiornali sono davvero così indispensabili? La risposta è no. Ma per capirlo bisogna prima disintossicarsi ed evitare di guardarli per almeno due settimane. 


Femminicidi, attacchi terroristici, sequestri di persona, famiglie allo sbando. I notiziari sembrano ormai dei veri e propri bollettini di guerra. In televisione passano solo ed esclusivamente le news emotivamente più pesanti. Quelle che, nel bene e nel male, fanno audience. Il risultato è scontato: alla fine del telegiornale ci si sente tristi, quasi depressi, al punto tale che porsi dei quesiti sull’ineluttabilità della vita e sul suo stesso senso diventa quasi obbligatorio. Ma avete mai pensato a come vi sentireste se smetteste di guardare i notiziari per almeno due settimane? La risposta ve l’anticipiamo noi: meglio, molto meglio. Che non significa fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia ma, più semplicemente, prendersi una pausa da quella che è la durissima realtà in cui viviamo.

Chi ne è dipendente si renderà subito conto che il proprio umore migliorerà notevolmente. Anche perché bisogna partire dal presupposto che i telegiornali mostrano al pubblico solo quello che fa comodo loro: i fatti insoliti, quelli terribili e quelli che potrebbero diventare popolari. Le reti televisive hanno un proprio tornaconto personale e i servizi mandati in onda sono l’unico modo per tutelare gli interessi di chi paga gli stipendi ai giornalisti. Non sempre i fatti di cui si dà notizia sono utili. I mass media, si sa, prediligono le news che turbano e spaventano, perché il loro obiettivo è quello di scatenare nello spettatore emozioni negative. Vale lo stesso discorso per i servizi legati al mondo della politica e della cronaca. Stare lontani dai notiziari vi farà capire che la maggior parte di essi sono completamente vacui e che non dicono praticamente nulla.

Sono un riflesso della società in cui viviamo, dove tutti parlano ma nessuno ha consapevolezza di quel che dice. Il problema è di fondo: i notiziari sono fatti non per spingere gli spettatori alla riflessione, ma per illuderli di essere informati. Ed è così che loro si sentono una volta spenta la tv: coscienti dei problemi del mondo e pronti ad emettere giudizi sui suoi fatti salienti. Non è così. L’informazione è ben altra cosa. La tv è propaganda, i libri sono cultura. Perché allora non leggere un volume sul tema che c’interessa, anziché limitarci a visionare un video di un paio di minuti che ci dà solo la sensazione di esserci informati?

Mettere da parte i notiziari per un periodo più o meno breve offre anche un altro vantaggio: libera dai sensi di colpa. I servizi sulle ingiustizie e le catastrofi innescano, per forza di cose, un meccanismo tale che ogni spettatore avverte il peso dei sensi di colpa. Quasi come se la responsabilità di quanto accaduto a 1000 chilometri di distanza fosse sua e come se provare dolore possa essere d’aiuto ai protagonisti di quelle vicende. È l’effetto della manipolazione mediatica: ma compatire gli altri, ahinoi, non è certo il modo migliore per combattere i soprusi e per rendere il mondo un posto migliore.

Il Team di Breaknotizie

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