E se i terremoti fossero un affare per lo Stato?

E se i terremoti fossero un affare per lo Stato?

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Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

I terremoti provocano feriti, morti, sempre più spesso interi paesi o cittadine distrutti. Eppure possono rivelarsi un vero affare per lo Stato: ecco perché

Da L’Aquila, passando per l’Emilia Romagna, fino al centro Italia: i terremoti seminano distruzione e morte, lasciando desolazione nei luoghi e disperazione nelle persone sopravvissute. Basandosi sui freddi e cinici numeri, però, i terremoti si rivelano un affare per lo Stato, che sembra aver “imparato” a gestire i sismi in modo da lucrarci sopra con un sistema ben preciso, che potrebbe essere definito il “sistema-accise”, metodo efficace da sempre utilizzato per reperire i fondi per le ricostruzioni.

In cosa consiste tale sistema? Per far fronte ai costi necessari per le ricostruzioni post-terremoto, lo Stato aumenta le accise sui carburanti temporaneamente, almeno in teoria; a livello pratico, i rincari non vengono tolti una volta raccolti i soldi per provvedere alle ricostruzioni, e continuano dunque a rimpinguare le casse dello Stato nonostante non si abbia più bisogno di denaro per ricostruire. Il sistema-accise, insomma, può essere considerato a tutti gli effetti una truffa ai danni dei contribuenti: per il sisma del Friuli del 1976 si è continuato a pagare fino allo scorso anno, con un gettito per lo Stato superiore a 78 miliardi di euro.

I costi affrontati per la ricostruzione delle zone devastate sono stati inferiori ai 5 miliardi di euro: il resto – ben 73 miliardi di euro! – è finito nelle casse statali. Una cresta enorme, pagata dagli automobilisti ogni volta che hanno fatto benzina negli ultimi quarant’anni. Il discorso è il medesimo per il terremoto del Belice: quasi 9 i miliardi di euro raccolti dalla fine degli anni Sessanta sino al 2015, mentre i costi per la ricostruzione sono stati di poco superiori ai 2 miliardi di euro.

Non fanno eccezione i terremoti che hanno colpito l’Irpinia e quelli di Abruzzo ed Emilia Romagna, anche se gli aumenti delle accise che riguardano i sismi più recenti sono stati decisamente più moderati. Fino allo scorso anno, dunque, si è continuato a pagare per ricostruzioni che erano già ultimate e non è dato sapere se i soldi raccolti in eccesso siano poi stati impiegati per ricostruire le città devastate da terremoti successivi. A distanza di sette anni, ad esempio, L’Aquila appare come un cantiere a cielo aperto: eppure i fondi per rimettere in piedi la città ferita dovrebbero esserci… che fine hanno fatto?

Il team di BreakNotizie

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