E se ci fossero gli Stati Uniti dietro la bomba all’idrogeno nord-coreana?

E se ci fossero gli Stati Uniti dietro la bomba all’idrogeno nord-coreana?

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L’annuncio dato qualche settimana fa dalla Corea del Nord circa il test sotterraneo che ha riguardato una bomba all’idrogeno ha messo inquietudine alla comunità internazionale. Uno dei primi ad esprimersi è stato Barack Obama, presidente Usa, che prima ha messo in dubbio il fatto che nel test sia stata impiegata una bomba all’idrogeno, e poi ha richiesto una risposta forte nei confronti del “comportamento incosciente” (queste le sue parole) della Corea del Nord. Ciò che Obama ha però omesso è che sono stati proprio gli Usa a fornire ai nordcoreani le tecnologie necessarie a produrre armi nucleari.

Tutto inizia a metà degli anni ’90 – per la precisione nel 1996 – quando Donald Rumsfeld, già segretario alla Difesa con il presidente Ford e poi segretario personale di Reagan negli anni Ottanta, entra nel consiglio di amministrazione della ABB, acronimo di “Asea Brown Boveri”, azienda che opera nelle tecnologie per la produzione energetica. È proprio Rumsfeld a fare pressioni sulla Casa Bianca, in cui all’epoca risiedeva Clinton mentre il suo primo mandato da presidente volgeva al termine, affinché venisse rilasciata l’autorizzazione all’ABB per fornire tecnologie di tipo nucleare alla Corea del Nord.

Questo nonostante la Corea avesse già avviato un suo programma nucleare di stampo militare. Le intenzioni di Pyongyang, insomma, erano ben note fin dall’inizio. Nel maggio dello stesso anno l’autorizzazione viene concessa: la ABB è autorizzata a fornire tecnologie, servizi e attrezzature per progettare, costruire e gestire due reattori nucleari in Corea del Nord. Il Dipartimento americano per l’energia era consapevole che quelle conoscenze avrebbero potuto essere utilizzate anche per scopi militari.

Nonostante ciò, l’autorizzazione venne rilasciata in tempi tutto sommato brevi, nel giro di poche settimane. Alcuni anni più tardi, nel 2000, la ABB stipula due sostanziosi contratti con la Corea del Nord per fornire al Paese componenti nucleari. Andato in porto l’affare, Rumsfeld nel 2001 si dimette dal consiglio di amministrazione dell’azienda e torna ad essere segretario alla Difesa con George Bush presidente, eletto pochi mesi prima.

Due anni più tardi, la Corea del Nord annuncia il suo ritiro dal “Trattato di non proliferazione nucleare“, e a nulla servono gli incontri per convincere Pyongyang a tornare sui propri passi. Tali incontri proseguono sino al 2006, quando i nordcoreani danno inizio ai test nucleari. Il punto focale della vicenda è proprio il Trattato di non proliferazione: uno degli articoli-cardine dice che gli Stati firmatari che dispongono di armi nucleari non devono cederle ad altri, e chi non è dotato di tali armi ha l’obbligo di non comprarle.

Stando a quanto appena enunciato, i primi a violare il Trattato sono stati proprio gli Usa, che hanno concesso l’autorizzazione ad un’azienda per la vendita alla Corea del Nord di tecnologie nucleari, utilizzabili anche a scopi militari. Accusare quindi il governo nordcoreano di “comportamento incosciente” suona quanto meno ipocrita, visto che gli Stati Uniti hanno violato per primi il Trattato e continuano a violarne anche altri punti, compreso quello che riguarda la rinuncia alla corsa agli armamenti. Ad innescare l’escalation nucleare della Nord Corea, dunque, sono stati proprio gli americani, che adesso stigmatizzano tale comportamento e chiedono una risposta forte da parte della comunità internazionale.

 

Il team di BreakNotizie

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