Due barconi di profughi si capovolgono nell’Egeo: ennesima tragedia

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Ancora una volta si è costretti a parlare di una nuova tragedia riguardante i profughi. Due vecchi barconi di legno, provenienti dalla Turchia e con più di un centinaio di persone a bordo, si sono rovesciati la notte scorsa, all’altezza delle coste greche delle isole di Kalymnos e Rodi. Il bilancio è drammatico: 22 morti, di cui 11 erano bambini.

Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, si è detto sconcertato e addolorato per quanto successo. Il politico ha anche avuto parole molto dure per il fenomeno migratorio, sempre più preoccupante, che da mesi affligge i Paesi dell’Europa ed ha asserito che l’Egeo “non sta trascinando via solo i bambini morti ma la stessa civiltà europea“. Inoltre, secondo un tweet pubblicato da Nick Malkoutzis, giornalista presso la versione inglese della testata greca “Kathimerini”, Tsipras ha tenuto in Parlamento un discorso molto severo e critico circa le responsabilità dell’Unione Europea nelle ultime tragedie accadute. Egli ha ammesso di provare vergogna in prima persona, in quanto leader di un Paese appartenente alla Coalizione, per il modo del tutto inadatto con cui è stata trattata la delicata questione dei profughi.

Intanto, nuovi e inquietanti dettagli emergono circa l’ultimo naufragio avvenuto: nelle vicinanze delle coste di Kalymnos sono stati, per ora, recuperati dalle squadre di soccorso e dai sommozzatori i corpi di sei donne, dieci bambini (due dei quali neonati) e tre uomini, mentre altri 138 rifugiati a bordo del barcone sono stati tratti in salvo. A Rodi, la situazione non è delle migliori: le vittime, infatti, sono state una donna, un bambino e un neonato. I soccorsi ancora scandagliano le acque alla ricerca di 3 dispersi mentre 6 persone sono state salvate.

Quanto accaduto è solo l’ennesimo dramma delle acque che si aggiunge ad una lunga lista di disastri, tra cui si può citare anche il naufragio avvenuto appena ieri, a largo delle coste di Lesbo e Samos. Anche qui, il tempo avverso e le condizioni proibitive del mare hanno provocato la morte di altre 17 persone, di cui 11 erano bambini.
Ma non solo la Grecia è funestata dall’arrivo fuori controllo di queste “carrette” del mare: in Spagna, a Malaga, si è avuto giovedì scorso l’affondamento di un barcone proveniente dal Marocco. Anche in questo caso, il bilancio è stato drammatico: 4 morti, 35 dispersi e solo 17 persone tratte in salvo. Nonostante il meteo sfavorevole, le operazioni di ricerca sono riprese subito ma le condizioni atmosferiche fanno disperare di riuscire a trovare qualcuno ancora in vita.

Le misure cautelari prese dall’Unione Europea per contrastare questa ondata di profughi sono evidentemente troppo limitate e chiaramente non sufficienti ad arginare il problema. Folle di disperati che scappano dalla miseria del loro Paese per cercare, a costo della vita, un futuro migliore altrove rappresentano una criticità che non può essere più ignorata.
Anche l’Italia è colpita duramente da questo flusso migratorio e ha cercato di attuare una politica di accoglienza che potesse dare assistenza e aiuto a coloro che rischiano la propria vita e pagano, con tutto ciò che hanno, una serie di criminali senza scrupoli che li sfruttano per alimentare i loro traffici.

Nonostante l’impegno profuso dai Paesi in cui tentano di sbarcare i rifugiati, il fenomeno non conosce diminuzione: anzi, tende a peggiorare. Lo sbarco incontrollato dei profughi potrebbe rappresentare anche un pericolo molto serio dal punto di vista della sicurezza interna contro il terrorismo.
Non è difficile ipotizzare che, tra coloro che si mettono in viaggio nella speranza di ricostruire la propria vita, possa nascondersi anche chi cerca di insidiare nuove cellule terroristiche nei Paesi europei, al fine di controllare ed estendere i confini terroristici e studiare più da vicino eventuali nuovi bersagli logistici.
E’, quindi, di assoluta urgenza che i vari capi di governo dell’ Unione Europea discutano nuovamente del problema per porre in essere soluzioni atte ad arginare questo dramma globale.

Il team di BreakNotizie