Discarica abusiva sotto una comunità di recupero a Villa d’Adda: cinque persone citate in giudizio

Discarica abusiva sotto una comunità di recupero a Villa d’Adda: cinque persone citate in giudizio

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Era una discarica abusiva quella nascosta nel terreno su cui sorge un centro di recupero per minori a Villa d’Adda (Bergamo). Secondo i periti interpellati, la collinetta artificiale che ospita la comunità ‘Shalom’ contiene rifiuti speciali di acciaieria, interrati senza autorizzazione: anche per questo motivo il Gup (Giudice per l’udienza preliminare) di Bergamo ha inviato gli atti al Pm Laura Cocucci affinché vengano citati in giudizio il costruttore Pierluca Locatelli e quattro suoi ex collaboratori.

La collinetta artificiale era utilizzata dai minori presenti nella comunità di recupero ‘Shalom’ per giocare ma nessuno era a conoscenza del fatto che si trattasse di una discarica abusiva destinata allo smaltimento di rifiuti tossici. Questo è quanto emerso dalla relazione dell’ingegnere Paolo Rabitti e del geologo Gian Paolo Sommaruga, i periti nominati dal Giudice per le indagini preliminari: i due hanno stabilito che il terreno su cui sorge il centro di Villa d’Adda contiene metalli pesanti quali bario, cromo e stagno oltre a scorie di acciaieria con livelli di mercurio ben oltre i limiti consentiti. Grazie alla loro relazione, un vecchio procedimento contro Pierluca Locatelli è stato riaperto dal Gup di Bergamo: gli atti dell’inchiesta, che vede coinvolti per ‘gestione illecita di rifiuti’ anche altre quattro persone, sono stati inviati al Pm Laura Cocucci.

L’imprenditore bergamasco era già stato condannato dal Tribunale di Bergamo a sei anni di carcere: in quell’occasione, Locatelli è stato ritenuto colpevole di smaltimento abusivo di 190mila tonnellate di scorie in un sito scoperto sotto la tangenziale di Orzivecchi (Brescia). Questa volta, invece, assieme a Locatelli sono coinvolti quattro collaboratori (Giovanni Rocca, Luca Piero Milesi, Corrado Sora e Andrea Fusco), tutti accusati di ‘realizzazione e gestione illegale di discarica’: oltre alla già citata collinetta artificiale della comunità ‘Shalom’, i rifiuti erano nascosti nel parcheggio interrato di via Fara a Bergamo alta e nei pressi di alcuni terreni agricoli di Carvico.

L’inchiesta che porterà i cinque imputati a comparire davanti ai giudici di Bergamo ha origine nel 2012, quando la Procura cominciò ad indagare la ditta facente capo a Locatelli a causa dei materiali utilizzati per la messa in sicurezza di una frana, stoccati nei siti di Villa d’Adda e Carvico; in quest’ultima località il terreno è risultato essere contaminato da livelli di arsenico pari a 65 mg/kg, ovvero il triplo rispetto ai limiti previsti dalla legge. Per quanto riguarda invece il cantiere di Bergamo alta, sono stati registrati livelli fuori dalla norma per quanto riguarda la presenza di mercurio, stagno, idrocarburi pesanti e cromo, tutti smaltiti in modo abusivo.

Nonostante i capi d’imputazione che gravano su Locatelli e i suoi collaboratori, il reato ha rischiato di finire in prescrizione. Tuttavia, l’intervento della Cassazione, sollecitata dal ricorso presentato dalla Procura di Bergamo, ha scongiurato quest’eventualità dato che ‘il reato di discarica abusiva comprende anche la fase post-operativa’: non può dunque subentrare la prescrizione fino al momento in cui le aree interessate non saranno completamente bonificate.

Il team di BreakNotizie

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