Dipendenti statali: dopo le proteste arriva il sì del governo

Dipendenti statali: dopo le proteste arriva il sì del governo

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Dopo le proteste dei giorni scorsi e l’occupazione dell’ufficio del Ministro Pier Carlo Padoan, sono arrivati i primi risultati. I sindacati del settore del pubblico impiego hanno reso noto che il Governo ha deciso di rivedere le misure relative al salario accessorio dei dipendenti statali. Stando a quanto riferito dai sindacati, pare che siano stati sbloccati con un decreto ben 70 milioni di euro che saranno destinati al pagamento degli straordinari, dei giorni festivi e delle indennità di turno dell’anno 2015. Una cosa è certa: la manifestazione ha dato i suoi frutti.

Secondo i sindacati, con tale passo indietro il governo ha deciso di restituire ai dipendenti statali le cosiddette ‘risorse destinate alla produttività’. Ma a chi è rivolto il provvedimento? Ad essere direttamente interessati sono i 160.000 dipendenti ministeriali. I sindacati sono certi del fatto che il governo non ha fatto altro che restituire ai dipendenti ministeriali il denaro che gli era stato negato con la legge di stabilità quando si era deciso di destinare tali risorse al miglioramento dei servizi. Tutte le sigle, inoltre, fanno presente che le mobilitazioni continueranno. Il prossimo 28 novembre, ad esempio, i dipendenti scenderanno nuovamente in piazza per il rinnovo del contratto. A tale proposito, le sigle palesano il fatto che è estremamente necessario un contratto dignitoso oltre ad una sostanziale riforma della pubblica amministrazione in grado di andare veramente incontro alle esigenze di tutti i cittadini.

Senza alcun dubbio, quello raggiunto dai sindacati è un traguardo a dir poco epocale anche se c’è ancora molto da fare e non solo per quanto riguarda i dipendenti statali. Purtroppo, nelle ultime ore, a dominare sulla scena sono questioni di carattere internazionale che, pur essendo estremamente rilevanti, rischiano di mettere in ombra le dinamiche interne e, soprattutto, le proteste legittime dei lavoratori che stanno combattendo per i loro diritti. Il fatto è che la situazione italiana sotto il profilo occupazionale non è affatto rosea ed all’orizzonte non sembra esserci nulla di confortante.

È estremamente necessario, quindi, continuare a combattere per difendere quei diritti acquisiti negli ultimi decenni in modo tale da riuscire a mettere a segno nuove ed importanti conquiste. Il lavoro è l’unico strumento per poter salvare i popoli dalla povertà e, per tale ragione, è necessario difenderlo con ogni mezzo. Le manifestazioni degli ultimi anni hanno dimostrato che è possibile cambiare le cose ma che è necessaria una lotta incessante. Abbassare la guardia significa consentire ai ‘più forti’ di erodere in maniera costante ogni genere di libertà.

Aver occupato l’ufficio del Ministro Pier Carlo Padoan, pur essendo stato un gesto plateale, è stata l’unica alternativa per dar voce ad una protesta che rischiava di rimanere inascoltata e di cadere, per l’ennesima volta, nel vuoto. Che qualcosa stia cambiando? Difficile a dirsi. Senza alcun dubbio, è quanto mai necessario mantenere alta la guardia e continuare a combattere al fianco delle varie sigle sindacali. La storia dei lavoratori d’Italia e, più in generale, d’Europa è un crocevia di battaglie sindacali e di lotte per i diritti. Continuare su questa strada è un dovere di tutti i lavoratori che non vogliono vanificare il complesso percorso compiuto fino ad oggi e gli obiettivi faticosamente raggiunti.

Il team di BreakNotizie

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