Di nuovo il ponte sullo Stretto, è fattibile?

Di nuovo il ponte sullo Stretto, è fattibile?

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Nel 1955 Arthur Miller scrisse A View from the Bridge, un dramma teatrale che divenne famoso grazie alla pellicola che nel 1962 Sidney Lumet diresse magistralmente.
Parafrasiamo il titolo di questo dramma per evidenziare che, ancora una volta, il ponte sullo Stretto di Messina è stato tirato fuori dal cassetto dov’era stato riposto.

La storia di una utopia o solo immagine elettorale?

La storia del ponte inizia a prendere corpo nel 1992 anche se l’idea di un collegamento tra l’isola e la terraferma è cosa molto più antica. Nel 2002, il terzo esecutivo Berlusconi prende in mano la situazione per attuare concretamente il progetto che, tre anni più tardi, vede la Impregilo vincere l’appalto in qualità di general contractor. Ma esattamente un anno dopo, con il cambio dell’esecutivo passato al centrosinistra, l’idea del ponte sullo Stretto viene congelato per essere rimesso in vita nel 2008 dal centrodestra e restare in essere fino al 2011 quando la UE lo elimina dalle priorità finanziarie a causa della spending review. Ci pensa una mozione del Nuovo Centro Destra, però, a riesumarlo portandolo all’attenzione di Matteo Renzi.

La realtà dei fatti

Nei dati oggettivi sono da registrare la messa in liquidazione, nel 2013, della società Stretto di Messina appositamente creata nel lontano 1981 dall’Anas; le dichiarazioni del CEO di Salini Impregilo che auspica, dopo un colloquio con il premier, l’apertura del progetto in cambio della rinuncia alle penali spettanti per la mancata realizzazione del ponte e per le quali, il governo Monti aveva già accantonato 300 milioni di euro per la copertura.

Un ritornello sempre attuale

La mozione presentata nel 2015 dal Ncd a favore del ponte, ha ricevuto la maggioranza di Camera e dell’esecutivo, e ha stimolato il ministro Alfano a parlare della ciclopica impresa con l’annuncio che si riparte con l’opera.
Graziano Delrio, ministro deputato a gestire le infrastrutture, ha replicato al leader del Ncd che esistono progetti che hanno maggior priorità rispetto al ponte sullo Stretto e nello stesso modo la pensa anche Gianni Armani il CEO di Anas.
Il ministro ha sposato l’idea del premier circa la reale possibilità di occuparsi del ponte “solo dopo che saranno vinte le sfide per il Mezzogiorno“, riferendosi alle infrastrutture carenti o mancanti in Sicilia fino alla messa in sicurezza del territorio a proposito di dissesti idrogeologici e all’approvvigionamento idrico.

I contro

Ma se un sospiro momentaneo, acquieta le ansie delle associazioni naturalistiche italiane e no, rimane sospesa come spada di Damocle l’idea di questo mega ponte che unirebbe le coste del messinese con il continente all’altezza di Villa San Giovanni, deturpando inesorabilmente il panorama esistente ed eliminando e stravolgendo l’ecosistema sia dei territori che delle acque.
L’idea che su un ponte che non potrebbe includere anche il passaggio di treni per motivi logistici legati alla sicurezza, ci si domanda se potrebbe reggere un terremoto distruttivo i 7 gradi Richter?
Ma tornando sui danni al territorio questi sarebbero diretti (si pensi al disboscamento delle aree necessarie ad ospitare due piloni alti 400 metri di mezzo milioni cubi di cemento) ed indiretti (le cave nuove che devasterebbero dozzine di colline per ricavare milioni di metri cubi di ghiaia, sabbia, terra e detriti).
Tutto questo senza considerare l’aspetto etico e morale che indubbiamente dovrebbe toccare la sensibilità dell’essere umano ponendogli la semplice domanda: che potere abbiamo noi per infliggere una ferita mortale alla natura?

Il team di BreakNotizie

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