Di bella denuncia la mancanza di libertà di cura e di ricerca in Italia

Di bella denuncia la mancanza di libertà di cura e di ricerca in Italia

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Gravi denunce sono quelle riportate dal dottor Giuseppe Di Bella riguardanti il Sistema Sanitario Nazionale e chi lo gestisce.

Il professore, infatti, sostiene a gran voce come le ASL siano delle strutture diventate ormai clientelari, che vengono usate come merce di scambio per accordi politici. Inoltre, Di Bella spiega come si sia creato un circuito, capeggiato da multinazionali sanitarie, le quali hanno il completo controllo di tutta la sanità. Esse, inoltre, agirebbero a livello mondiale, andando a influenzare il cosiddetto “Impact Factor”, ossia il parametro di giudizio di una rivista scientifica.

Al fine di poter vigilare meglio su tutte quelle che sono le linee di ricerca, le suddette multinazionali avrebbero creato una ristretta élite, detta “Comunità Scientifica”, la quale è stata aspramente criticata anche dal premio Nobel Randy Schekman, che ha rimproverato apertamente la Comunità Scientifica di rappresentare una vera lobby che nega la libertà di ricerca. Essa, inoltre, è accusata di aver falsificato fino al 50% dei dati scientifici riportati nei lavori pubblicati. Queste accuse trovano riscontro anche nelle dichiarazioni del caporedattore di una delle più importanti riviste mediche, il “Lancet”. Richard Horton, infatti, ha dichiarato come la medicina abbia imbroccato una strada senza uscita, in quanto la metà dei risultati presentati nei lavori scientifici sono falsi.
A rincarare la dose, è intervenuta anche Marcia Angell, appartenente all’illustre “New England Medical Journal” (NEMI), che pure mette in guardia sull’affidabilità delle notizie riportate su determinate testate.
Questi personaggi hanno lavorato per anni all’interpretazione della letteratura scientifica, raggiungendo i massimi livelli e di conseguenza rappresentano delle voci fuori dal coro, liberi da qualsiasi interesse commerciale nell’avallare queste accuse così preoccupanti.

A dimostrazione di quanto detto, gran parte dei dati scientifici pubblicati, le teorie innovative e i protocolli nuovi, non vengono mai applicati nella pratica clinica.
Per esempio, è risaputo da anni che la diffusione delle cellule cancerogene dipende dall’interazione tra vari elementi: la prolattina, il GH detto anche ormone della crescita e alcuni fattori di crescita GH dipendenti. Nonostante questo, in nessun protocollo oncologico sono mai stati inseriti gli elementi che inibiscono queste interazioni. Quindi la somatostatina o gli inibitori prolatticini non vengono usati nelle terapie antitumorali perché, secondo Di Bella, porterebbero a una diminuzione del tasso di incidenza tumorale, con una cospicua perdita di fatturato per le multinazionali.

Inoltre, grazie al nuovo codice deontologico a cui deve sottostare il medico, esso rinuncia completamente alla libertà di prescrivere, dovendosi basare sulle evidenze scientifiche tradizionali e ignorando completamente i risultati ottenuti sui pazienti. Anche se alcuni medici e ricercatori, come quelli dell’ordine professionale di Bologna, si sono opposti a queste imposizioni lavorative, la strada da percorrere è ancora lunga. Infatti, attualmente sono previste sanzioni gravissime per medici che, come Di Bella, cominciano a esplorare rami di ricerca inusuali e senza il benestare della Comunità Scientifica. Grazie ai risultati della sperimentazione del “Metodo Di Bella” del 1998, si era ottenuta una legge in cui un medico poteva prescrivere farmaci secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche. Ma un’abrogazione della legge del 2007 ha fatto si che il medico perdesse la propria autonomia sia a livello di ricerca che clinico.

Il team di BreakNotizie

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