Der Spiegel: ”anzichè’ finanziare gli stati col QE, più corretto ed efficace versare i soldi direttamente ai cittadini”

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FRANCOFORTE – Domani la Bce dara’ quasi certamente il via al suo programma di acquisto di titoli di Stato nell’ambito di un programma di quantitative easing, probabilmente col pretesto ufficiale di rispondere alle aspettative sempre piu’ pressanti degli investitori ed evitare il “caos dei mercati”.

Ma il quantitative easing non aiutera’ l’eurozona e potrebbe addirittura danneggiarla gravemente, scrive sul settimanale “Der Spiegel” l’opinionista Daniel Stelter.” Anziche’ finanziare gli Stati in modo occulto, sarebbe semmai piu’ corretto ed efficace versare i soldi direttamente ai cittadini”, scrive l’opinionista, citando un’ipotesi che ha preso piede, ad esempio, anche in Giappone, dopo i deludenti risultati del mega-alleggerimento monetario dell’ultimo biennio.

Nelle ultime settimane i critici hanno piu’ volte sostenuto che il quantitative easing dell’eurozona non avra’ effetti, per i seguenti motivi: da una parte bisogna considerare il fatto che anche negli Usa, in Inghilterra e in Giappone il quantitative easing non ha avuto gli effetti sperati. Diversamente dagli Usa, inoltre, in Europa il settore bancario e’ decisivo per i finanziamenti: solo poche aziende hanno un accesso diretto al mercato finanziario.

Fino a quando il sistema bancario non sara’ risanato e non caleranno i debiti privati, non avremo un rilancio dei crediti. Infine, non e’ affatto detto che i soldi stanziati dalla Bce finiscano ad alimentare investimenti nell’eurozona e non, ad esempio, al sicuro in Germania o investiti in titoli di Stato Usa. Infine, il tasso di interesse guida nell’eurozona e’ gia’ ai minimi storici, ed e’ improbabile che un ulteriore intervento di politica monetaria consegua alcunche’.

Ciononostante, accusa Stelter, la Bce vuole proseguire a tutti i costi su una linea potenzialmente pericolosa. Il fatto e’ che la Bce e’ ormai schiava delle aspettative dei mercati finanziari, e se non ne tenesse conto rischierebbe di far apprezzare la moneta unica e di perdere il controllo sui tassi di interesse dei debiti sovrani piu’ a rischio dell’eurozona. Draghi ha portato la Bce in un vicolo cieco, e l’euro vicino alla rottura.

 

 

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