Debito pubblico italiano al massimo storico

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Che il problema dell’Italia sia il debito pubblico lo sappiamo bene.

Quello che continua a sorprendere è che nonostante tutti i sacrifici a cui siamo sottoposti da anni la situazione non solo non migliora ma tende a peggiorare costantemente, fino a raggiungere il record assoluto di 2.218 miliardi di euro, con un aumento di 52 miliardi da inizio anno. Tra i fattori che possono spiegare il fenomeno nell’arco di questi primi sei mesi del 2015 c’è sicuramente la prolungata e articolata trattativa tra la Grecia e i suoi creditori tra i quali c’è anche l’Italia, sia come Paese membro dell’Unione Europea sia direttamente. Il rischio di una Grexit, cioè dell’uscita della Grecia dall’Europa a seguito di un default, ha pesato sui mercati e sugli investitori timorosi di mettere a rischio il proprio capitale in Paesi come il nostro che sono esposti con Atene. Se i greci non pagassero si stima che l’Italia perderebbe non meno di 40 miliardi di euro: sarebbe un colpo durissimo per la nostra economia e anche quella degli altri Paesi dell’eurozona non se la passerebbe bene.

Accanto a questa spada di Damocle c’è la mancanza di crescita della nostra economia. I motivi di questo limite sono diversi e gli economisti hanno due punti di vista diametralmente opposti sulla questione. Un parte sostiene che il problema principale è la politica di austerità che non consente investimenti per la crescita dell’occupazione e quindi di tutta l’economia. Altri economisti pensano che il vero problema che frena la crescita è proprio l’alto debito che non permette gli investimenti, quindi, prima di rischiare di indebitarsi ulteriormente, è necessario riportare la percentuale del rapporto tra debito e PIL molto al di sotto del 100% e se si pensa che al momento tale rapporto è oltre il 134% si capisce che la strada sarebbe ancora molto lunga.

A queste cause va aggiunta l’enorme spesa pubblica che arriva a circa 800 miliardi di euro all’anno che, detto per inciso, non è la più alta d’Europa né in termini di rapporto col debito totale né nel pro capite: per esempio Francia e Germania spendono più di noi. Tale spesa è in continuo aumento in tutti i settori tranne che nella Pubblica Amministrazione che negli ultimi anni è calata, sia per il blocco delle assunzioni sia per il mancato rinnovo del contratto. Il vero problema non è quanto spendiamo ma come lo facciamo. Infatti, quando andiamo ad affrontare gli uffici pubblici ci troviamo davanti una situazione mediamente disastrosa in termini di informatizzazione, di cura degli uffici e di chiarezza nel rapporto tra cittadini e Stato. Ciò comporta dei rallentamenti per l’economia oltre ad essere un insostenibile peso. Uno dei passaggi fondamentali è quello di semplificare le normative e di eliminare molti degli adempimenti che gravano sulle spalle dei cittadini. Basti pensare che già solo gli enti comunali gestiscono diversi tributi come Addizionale Irpef, IMU, TASI, Pubblicità, TARI e altri ancora. Se esistessero 2 o 3 tributi in tutti sarebbe necessario un minor numero di dipendenti, un minore costo di gestione e tanto altro che comporterebbe un risparmio miliardario. Aggiungiamo a questo la spesa pensionistica di chi è uscito dal mondo del lavoro a 40 e 50 anni, i casi di corruzione e di evasione ed elusione fiscale e capiamo che i nostri sacrifici sono in realtà assolutamente inutili. Sarebbe sufficiente lavorare su questi punti per ridurre drasticamente la spesa e il debito pubblico, riuscendo così a creare un circolo virtuoso che porterebbe alla crescita economica.

Il team di BreakNotizie