“L’uomo delle stelle”: David Bowie, un alieno nel mondo della musica

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Istrionico, trasformista ma anche un genio dai tanti alter ego. David Robert Jones, in arte David Bowie, è uno degli artisti più eclettici degli ultimi 50 anni e la sua incidenza nel mondo della musica è paragonabile a quella di un alieno, tale è stata la sua capacità di stravolgere i generi in cui si è cimentato (dal glam rock all’elettronica, dal pop al rhythm and blues). Anche per questo, tra le sue apparizioni sul grande schermo rimane emblematica quella in “L’uomo che cadde sulla Terra”. Nel film di Nicolas Roeg, Bowie interpreta proprio un extraterrestre riservato e un po’ dandy, rivelando così la sua personalità e il suo modo di approcciarsi all’arte.

Gli inizi e il disco d’esordio

Nato a Londra nel 1947, sin da piccolo Bowie coltiva la passione per la musica, studiando da sassofonista e prestando attenzione ai fermenti del mercato discografico d’Oltreoceano: a 15 anni suona nel trio dei Kon-rads, la prima delle band di cui farà parte. Tuttavia, c’è la carriera solista nel suo destino e nel 1967 arriva “David Bowie”, l’esordio omonimo: tra folk e baroque pop, il disco ha scarso successo ma attira l’attenzione della critica.

Il successo di Ziggy Stardust

La svolta arriva nel 1969: Bowie pubblica “Space Oddity”, pietra miliare uscita in concomitanza con lo sbarco sulla Luna. La psichedelia e le ballate spaziali ispirate a “2001: Odissea nello Spazio” funzionano, proiettando il giovane David in vetta alle classifiche. Dopo “The Man Who Sold the World” (1970) e “Hunky Dory” (1971, lp che contiene Life on Mars?), è la volta di “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars” (1972). Questo è il suo disco-manifesto, nel quale unisce la sperimentazione al successo commerciale. L’androgino Ziggy, il primo dei suoi alter ego, è oramai un cantautore affermato e brani come “Five Years” e “Starman” entrano nell’immaginario collettivo.

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La trilogia berlinese

Le alterne fortune di “Aladdin Sane” (1973), “Pin Ups” (1973) e “Diamond Dogs” (1974, nel quale si trasforma in “Hollywood Jack”), portano Bowie a trasferirsi negli USA per registrare “Young Americans” (1975), omaggio alla black music, e “Station to Station” (1976). Dopo aver lasciato Los Angeles, Bowie approda a Berlino: l’incontro con Brian Eno darà vita a un sodalizio che porta alla cosiddetta Trilogia berlinese (1976-79). Nella nuova incarnazione di Sottile Duca Bianco, pubblica “Low”, “Heroes” e “Lodger”, lavori dal sound minimalista e ispirati alla musica ambient. Il ritorno negli USA, nel 1979, chiude un decennio eccezionalmente prolifico e dà il via alla svolta dance che caratterizza la sua successiva produzione.

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Gli anni ’80 e ’90

David Bowie è una star e i suoi tour sono oramai degli eventi fantasmagorici. Con “Scary Monsters (and Super Creeps)” (1980), “Let’s Dance” (1983) e “Tonight” (1984), flirta con la new wave e l’elettronica, rinnovando ancora la propria immagine: la critica tuttavia non apprezza e contesta al Duca Bianco la mancanza di idee e l’eccessivo trasformismo. “Labyrinth” (1986, soundtrack dell’omonimo film) e “Never Let Me Down” (1987) fanno da ponte verso gli anni Novanta. Dopo “Black Tie White Noise” (1993), la nuova identità di “Nathan Adler”, introdotta con “1.Outside“, restituisce l’antico smalto a David Bowie e i fan dimostrano di apprezzare un lavoro che vira sull’industrial rock e ha echi della trilogia berlinese.

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L’addio ai tour

Negli ultimi anni i flop (“Hours…”, “Heathen” e “Reality”) si alternano a degli album discreti: tra questi c’è “Earthling” (1997) e, soprattutto, l’art rock di “The Next Day” (2013). Insomma, a cinquant’anni dall’esordio, Ziggy Stardust cavalca l’onda delle nuove mode musicali e riesce ancora a stare al passo coi tempi, strizzando l’occhio anche ai più giovani. L’alieno ha smarrito la sua aura dissacratoria ed è diventato un po’ naïf, ma ha preso serenamente coscienza del tempo che passa. Anche in quest’ottica va forse letto l’annuncio, nell’autunno del 2015, dell’addio definitivo ai tour e alle esibizioni dal vivo. Inoltre, le sue condizioni di salute non sono delle migliori: da oltre un anno l’artista lotta contro il cancro, anche se le notizie a riguardo sono avvolte nel più stretto riserbo.

Black Star: il tramonto di una stella

Il 25 ottobre viene annunciato il lancio del suo nuovo album, intitolato “★” ossia Black Star. La pubblicazione è prevista per l’8 gennaio 2016, il giorno del 69esimo compleanno di David; il primo singolo esce in anteprima il 19 novembre, preceduto di un giorno dal videoclip, tramesso in anteprima per il pubblico europeo su Sky Atlantic. Il videoclip, diretto da John Renck, lascia il pubblico e la critica meravigliati ma entusiasti per la stupenda performance vocale di Bowie e l’approccio sperimentale. Impressionano molto anche le atmosfere cupe, enigmatiche, per certi versi sinistre. Che David sappia già che si tratterà del suo ultimo album?

Nel frattempo le condizioni di salute del Duca bianco peggiorano a vista d’occhio; dopo un periodo di regressione il cancro si presenta nuovamente, ancora più aggressivo. Ad esclusione di familiari e stretti collaboratori, però, nessuno sa nulla. A pochi giorni dall’uscita di Black Star, la sera del 10 gennaio 2016, sul sito ufficiale dell’artista appare il comunicato: “David Bowie è morto serenamente oggi, circondato dalla propria famiglia, dopo una coraggiosa battaglia di 18 mesi contro il cancro”.

Lo shock è enorme fra i fan ed il mondo della musica e dello spettacolo. In poche ore si radunano folle di fan in lacrime di fronte all’abitazione di David, in Lafayette Street a Manhattan, ma anche nel quartiere nativo di Londra, Brixton, e a Berlino, in Hauptstrasse 155, dove Bowie visse negli anni ’70. Numerose le iniziative in tutto il mondo per celebrare la sua memoria e gli attestati di affetto e stima per la sua perdita. Tutte le figure più importanti della musica, dello spettacolo e persino della politica hanno ricordato l’importanza della figura artistica di David Bowie nella cultura del ‘900.

Il Team di BreakNotizie

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