Daniela Santanchè: “Vanno cacciati i dipendenti pubblici che taroccano un certificato medico”

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Daniela Santanchè non è mai assente, sempre presente a se stessa: “Mi perdoni, sono in un negozio e devo pagare, mi richiami tra dieci minuti”. La deputata di Forza Italia, nonostante sia scattata l’agognata ora dei saldi, s’è ritagliata un po’ di tempo per emanare un paio di veementi comunicati contro il sindaco Ignazio Marino e i vigili urbani di Roma, fatalmente cagionevoli a Capodanno; oltre l’83% dell’organico s’è dato malato.

E ha domandato, Santanchè, col tono perentorio di una parlamentare esemplare: “C’è bisogno dell’ammutinamento di Roma per capire che la pubblica amministrazione va riformata?”. Completati gli acquisti, Santanchè invoca i licenziamenti: “Vanno cacciati i dipendenti che commettono un falso, che taroccano un certificato medico. Matteo Renzi sia sveglio e svelto”.   ALLORA che fare, maledetta imprudenza, con la deputata Santanchè che il 77,6% delle volte diserta l’aula di Montecitorio?

Il suggerimento proviene dalla medesima Garnero in Santanchè: “Nulla”. E perché? “Io non ci vado e basta. Non rubo lo stipendio, non fingo acciacchi, anzi perdo la diaria”. Santanchè risulta al sesto posto nella classifica dei fannulloni di Montecitorio, irraggiungibile il collega di partito Antonio Angelucci (99%), svettano con percentuali incredibili i senatori Nicolò Ghedini (99%) e Denis Verdini (91%), che vengono avvistati a Palazzo Madama meno di dieci votazioni su cento. Va precisato che i dati di Open-polis conteggiano la presenza durante il voto, poiché i palazzi dei politici non sono dotati di macchine per timbrare il cartellino e non c’è differenza tra i giustificati e i furbetti. Spesso l’uscita dall’emiciclo, come per i Cinque Stelle, viene utilizzata per protesta nei confronti della maggioranza di governo. Il gusto di riempire le agenzie di stampa con parole a caso racchiuse tra due virgolette scomoda il politico anche nei giorni festivi e anche se quel politico, vedi GiovanniToti, non è un campione d’efficienza: “Roma fuori controllo. Macchina amministrativa bloccata e i democratici non vogliono votare”. L’ex direttore dei tg Mediaset, un novizio degli scranni, a ottobre era già tra i peggiori europarlamentari italiani e dunque del continente: su 82 occasioni di voto in 3 sedute plenarie a Strasburgo , Toti era al 15%. È identica la prestazione di Matteo Salvini, che rivendica un rendimento più alto e lavora nei salotti tv per l’epopea leghista: “Renzi, devi cacciare Marino”, esorta il segretario del Carroccio.   IL COORDINATORE romano di Ncd, al secolo Gianni Sammarco, ha addirittura dettato una dichiarazione di otto righe, molto accorata, e ha fornito una serie di dilemmi irrisolvibili: “Questo è uno scandalo inaccettabile. Chiaro sintomo di una città che versa ormai nel degrado più assoluto a causa di un’amministrazione cieca e incapace. Marino dov’era?”. Segue battuta: “Forse a cercare nuovi siti dove dislocare i sampietrini?”. Il sottinteso: Marino è intenzionato a smantellare le strade di Roma, ma Sammarco omette di ricordare che, seppur verbalmente ligio al dovere, a Montecitorio ci va un giorno sì e un giorno no. Con il 40% di assenze, un pochino meglio di Sammarco, Mara Carfagna diventa feroce: “Renzi ha simulato la voce grossa con i sindacati, ma al momento di decidere ha ceduto alle pressioni dei lobbisti”. Sì, via tutti, a casa tutti. Poi becchi il politico che giudica e non sta lì incollato al seggio, e non accade niente. Non un tremore di coscienza. Vige la regola Santanché: “Io non ho bisogno di marcare visita”. E non può essere neanche multata. I vigili non ci sono.

 

 

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