Da Donald Trump a Vladimir Putin: quando l’arte e la cultura si schierano a senso unico

Da Donald Trump a Vladimir Putin: quando l’arte e la cultura si schierano a senso unico

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Dall’elezione di Donald Trump alle contestazioni a Vladimir Putin: ecco come la cultura e l’arte si inseriscono nel dibattito politico e sociale.

La campagna presidenziale che ha mobilitato per mesi gli Stati Uniti, e che ha avuto il suo culmine nella vittoria del contestato Donald Trump, non è stata interessante solo dal punto di vista politico e “massmediologico”. La sfida per la Casa Bianca tra il candidato repubblicano e Hillary Clinton ha fornito spunti di riflessione anche su come il mondo dell’arte, della musica, del cinema e, più in generale, quello della cultura intervengono nel dibattito pubblico. In particolare, mai come in questo caso è emersa la tendenza di alcune élite culturali a non esercitare una critica imparziale, diventando uno strumento al servizio di certe fazioni politiche e schierandosi a senso unico.

TUTTI CONTRO TRUMP – L’elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti può essere un “case study” in tal senso. Premesso che il miliardario di New York ha contribuito in prima persona ad alzare i toni a causa di alcune sue discutibili “uscite”, è tuttavia innegabile che, sin da tempi non sospetti, non solo l’elettorato di Hillary Clinton ma la quasi totalità degli artisti d’Oltreoceano avevano preso di mira “The Donald”, ironizzando sulla sua candidatura. In un secondo momento, quando il fenomeno-Trump ha acquisito credibilità, diventando una minaccia per la candidata democratica, è partita una mobilitazione sui principali media americani e sui social network: un “endorsement” in piena regola per la Clinton e che spesso dileggiava il suo avversario, anche quando non lo meritava.

UN PARTITO TRASVERSALE – Nelle settimane immediatamente antecedenti al voto hanno fatto scalpore gli interventi “a gamba tesa” di Robert De Niro con un video diventato virale e di Madonna che aveva promesso, nel corso di uno show, di “fare sesso orale” con degli spettatori se avessero votato per la moglie di Bill Clinton; a parti invertite, l’invito della popstar sarebbe stato forse catalogato come sessista e indecente. Insomma, l’ascesa di Trump ha scatenato le élite progressiste come non era accaduto nemmeno con George W. Bush. A questo “partito trasversale” pro-Hillary si è aggiunta, negli ultimi giorni, l’artista Annette Lemieux che ha chiesto di far capovolgere una sua opera (“Left Right Left Right” del 1995) per contestare l’elezione di Trump; nei mesi scorsi, si ricordano anche le statue in costume adamitico del tycoon create dal collettivo anarchico “Indecline” e il ritratto del neo-presidente realizzato con del sangue mestruale da Sarah Levy.

VLADIMIR PUTIN E I MEDIA – Ma il compatto fronte di artisti anti-Trump, che spesso ha sorvolato sugli aspetti oscuri del passato della Clinton e sulle sue “gaffes”, ha un corrispettivo in Russia. Da anni, una figura comunque ambigua come quella di Vladimir Putin è il bersaglio preferito di svariati movimenti d’opinione che mirano a screditarlo. Emblematico era stato l’episodio delle “Pussy Riot” che, nel 2012, per contestare il leader russo si erano spogliate in un “flash mob” improvvisato in una cattedrale ortodossa. I media europei si erano schierati a favore del collettivo femminista nel processo che ne era seguito, ma è forte il dubbio che, se il fatto fosse accaduto in Italia, gli stessi organi di stampa avrebbero inneggiato alla pubblica decenza e alla blasfemia. Insomma, due pesi e due misure: l’arte perde i suoi connotati di manifestazione libera e apolitica per fare da mero strumento di denigrazione al servizio di una fazione anziché un’altra. Diventando così solo la sbiadita copia di sé stessa.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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